CHIOMA (Livorno). I nomi delle strade generano illusione. Chi cerca rose in via delle Rose, ortensie in via delle Ortensie, magnolie in via delle Magnolie, trova solo gru e case in costruzione, ville padronali e villette di lusso, operai che lavorano e piscine digradanti verso il mare. Sulla collina c'è un intero arsenale edilizio - travi, ferri, betoniere, cazzuole, autocarri furgonati, autocarri scoperti -, ma di fiori neppure l'ombra. I pochi pini sopravvissuti alla mattanza che ha azzerato quattro ettari di macchia mediterranea sono circondati dai possenti muri di contenimento delle abitazioni, senza che un'aiuola pubblica sia visibile o rimarcabile per esuberanza floreale. A Chioma, poco sopra a dove la vecchia Aurelia diventa superstrada, un villaggio oligarchico ha cancellato una fetta di bosco per insediarsi al suo posto. È tutto in regola, nel senso che le imprese hanno costruito nel rispetto di leggi e regolamenti, forti di strumenti urbanistici che risalgono all'ultimo decennio del secolo scorso. Il piano regolatore del 1990 prevedeva una colata di cemento addirittura maggiore, con indici fabbricativi variabili da 0,5 a 0,8 metri cubi per ciascun metro quadrato, che con la variante del 1993 furono ridotti a 0,4. Ovvero, dimezzati, anche per intervento della Regione, che chiese e ottenne la riduzione dell'indice fabbricativo. Disse la sua pure la Soprintendenza, prescrivendo l'accorpamento delle palazzine per risparmiare un po' di bosco, con l'imprevisto risultato di peggiorare l'impatto visivo: per salvaguardare i volumi, le case si sono sviluppate in altezza. Gli accorgimenti hanno circoscritto i danni, senza però evitare che la collina fosse coperta da un'infinità di cantieri, implacabili nonostante il ritardo che riattivò le poche, illusorie speranze degli ambientalisti. Il risultato è sotto gli occhi di chi s'avventura per le stradine strette e tortuose, autentico labirinto con vista panoramica. Solo negli ultimi cinque anni sono stati rilasciati permessi per costruire fabbricati pari a 6570 metri cubi. Che, se sommati ai 21180 edificati poco più a monte, nella vicina Nibbiaia, grazie alle previsioni del vecchio piano regolatore anch'esse trasformatesi in diritti acquisiti, danno un totale di 27750 metri cubi. Il conteggio avrebbe potuto essere addirittura più rotondo se fossero stati costruiti gli altri 39 appartamenti previsti a "Legni Torti", località vicina a Nibbiaia, per ulteriori 9240 metri cubi. Ma gli assegnatari dei permessi hanno rinunciato, quasi avessero recepito benché in ritardo l'allarme dell'attore Carlo Giuffrè, che a Chioma possiede la propria residenza estiva. «All'arrivo delle prime ruspe - raccontò anni fa al Tirreno -, si sono formate delle crepe sulle pareti di casa. In quella zona il terreno è franoso». Timore fondato, a giudicare dai possenti muri di contenimento che ora circondano i giardini delle ville patrizie. Se la deturpazione della collina di Chioma è letta alla luce della situazione di cassa del Comune di Rosignano, che da trent'anni gestisce la miniera d'oro della discarica di Scapigliato, il paradosso è innegabile. Fino a qualche mese fa, quando i conferimenti rallentarono prefigurando l'imminente esaurimento del filone aureo, al netto delle spese i rifiuti fruttavano una media 23,5 milioni di euro all'anno, tutti regolarmente iscritti in bilancio. Cifre importanti, che avrebbero potuto consentire al Palazzo di affrancarsi dalla schiavitù degli oneri di urbanizzazione senza i quali altrove non si va avanti. Invece il fiume di denaro proveniente dai rifiuti non ha fermato il cemento e sulle alture di Chioma è sorto un paese, senza che il Comune, nel tempo, riuscisse a fare marcia indietro. La prospettiva nasconde il villaggio alla vista di chi percorre la superstrada, ma basta salire lungo la via del Vaiolo per imbattersi nelle sagome grigie di ville e villette in costruzione, molte ancora in cerca di acquirente, nonostante la battente campagna pubblicitaria giunta fino all'aeroporto di Pisa. Colpa della crisi, dicono nelle agenzie immobiliari della zona, che ha bloccato il mercato dell'edilizia. Perché, aggiungono, i prezzi non sono fuori misura, per quelle case immerse nel verde, supermoderne, iperaccessoriate e con vista mozzafiato sul mare a sud di Quercianella: 5-6mila euro al metro quadrato, con giardini che le case a schiera di città si sognano. Colmo dell'ironia, l'ubicazione isolata non consente di vendere a prezzi più cari. Il neonato paese di Chioma è sprovvisto di qualunque servizio commerciale: per la farmacia, il negozio, il bar o il giornalaio, bisogna salire a Nibbiaia o scendere a Quercianella, se non addirittura spostarsi fino a Castiglioncello. Disagi che saranno leniti quando un minimarket con ristorante nascerà proprio nel punto in cui la via Aurelia diventa superstrada. Il sindaco di Rosignano, Alessandro Franchi, spiega che il piano strutturale ha frenato l'avanzata del cemento. Ora che la collina di Chioma è stata edificata, aggiunge, bisogna difendere la vicina Nibbiaia, dove è previsto un rimasuglio di una ventina di nuovi alloggi. E ammette che «fin qui troppo è stato costruito». Ma se anche si riuscirà a contenere la pressione di chi lavora in città e vuole abitare in campagna, vivendo il paese come un quartiere dormitorio dove torna la sera, la strada che porta da Chioma a Nibbiaia porterà sempre con sé gli sfregi di un'edilizia rapace, attirata dalla bellezza di un paesaggio che ha finito per impoverire: gli spigoli di cemento stridono con le linee delle colline e le facciate di arancione intenso degli edifici per nulla s'armonizzano coi colori del tramonto. Niente a che vedere coi colori della natura e dei fiori dei quali, più a valle, non c'è traccia, nonostante le strade ad essi intitolate.