Via libera da Natali e Acidini. Ma Paolo Parisi frena: solo uno spot Esplode il caso della mostra-evento dedicata a "For the love of God": i più entusiasti sono i rappresentanti delle istituzioni Il paradosso del teschio che sarà esposto in Palazzo Vecchio Sì dai soprintendenti, no dai performer contemporanei on una mostra-evento che nelle intenzioni del Comune dovrebbe rimettere in moto lintero circuito della produzione di arte contemporanea a Firenze. E il primo effetto paradossale del teschio è che a gradire di meno liniziativa sono proprio gli artisti fiorentini «contemporanei», e i più entusiasti nientemeno che soprintendenti e direttore di musei. Ovvero i rappresentanti delle istituzioni accusate, di solito, di scarsa sensibilità verso larte «in fieri». A cominciare dallex soprintendente del Polo museale e direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci: «Unottima idea» dice del teschio nello Studiolo, «lambientazione "alchemica" in un luogo carico di memorie "stregonesche" va benissimo per la faccia della morte, splendente di diamanti, scioccante e bellissima, geniale nella sua follia». «A Firenze cè una forte resistenza nei confronti dellarte contemporanea, e dunque più cose si fanno meglio è», è anche il parere della soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini. Mettere «opere forti» in contesti storici, infatti, «va bene anche quando il risultato è discutibile, in questo settore la dialettica è sempre positiva». Acidini si dice daccordo anche con lintenzione dellassessore alla cultura Giuliano da Empoli di rinunciare ad un unico Museo di arte contemporanea per promuovere iniziative diffuse, puntando soprattutto su ripetuti «corto circuiti» fra nuovo e antico: «Un Museo non avrebbe più molto senso» sostiene anche la soprintendente, «abbiamo perso troppo tempo senza fare acquisti e non avremmo modo di colmare le lacune». Potrebbe averlo, invece, un Centro di arte contemporanea, inteso come «punto di appoggio e di indirizzo, e capace di attrarre donazioni». Favorevole a Hirst nello Studiolo il direttore degli Uffizi Antonio Natali, che ha appena promosso una serie di visite guidate di opere contemporanee alle Reali Poste, rivolte ai giovani: «Non dimentichiamo che anche gli Uffizi sono nati come museo di arte contemporanea» ricorda, convinto che la mostra-evento di Hirst «servirà per conoscere meglio lo stesso Francesco I e il suo mondo». «Una iniziativa molto interessante», plaude la direttrice dellAccademia Franca Falletti, antesignana delle «contaminazioni» (è del 2004 la mostra che portò dentro il museo del David installazioni di Kounellis, Fabro, Baselitz e altri). «Semmai» aggiunge «vorrei che queste cose nascessero da una più stretta collaborazione fra tutte le realtà che si occupano di arte contemporanea, e anche le tante ottime gallerie private che lavorano in completo isolamento». Ben diverse le reazioni di alcuni degli artisti che operano a Firenze (e non solo): «Hirst in Palazzo Vecchio? Più uno spot che unoperazione di grande respiro, una mostra ritardataria di qualcosa che al mondo ha già detto tutto da anni, su un tema anchesso già datato, quello del valore aggiunto dellopera darte» osserva Paolo Parisi, esponente di punta dello spazio «BaseProgetti per larte», che produce ed espone opere di rango internazionale. «Si vuole davvero parlare contemporaneo a Firenze? Ci si stringa intorno a quello che già fanno qui tanti artisti, fiorentini e non, e lo si sostenga davvero». Convinto che il teschio nello Studiolo «sarà solo un evento spettacolo, da circo dellarte» anche Maurizio Nannucci, autore del neon azzurro sugli Uffizi che lo scorso gennaio ha fatto molto discutere: «Con Hirst è facile fare il botto, ma è banale, e quel teschio si è già visto dappertutto». A Firenze, dice Nannucci, «ci sono artisti che lavorano da trentanni in giro per il mondo, e qui semisconosciuti». Quel che serve, a suo giudizio, è «un Museo di arte contemporanea, con una sua ben precisa programmazione», e magari che si «diffondano opere nuove per la città, al posto di tante sculturine tristi...». Sergio Tossi, dirige lo spazio Ex3, dedicato alle ultime generazioni di artisti: «Hirst resta un genio, anche se non ci porta nulla di nuovo» dice. E ancora: «Tutto ciò che riporta attenzione sul contemporaneo, purché di qualità, getta luce di riflesso su tutto quello che già avviene in città». Resta il rammarico di un confronto: «Fra i tanti sponsor che sicuramente troverà questa mostra-evento, e i nostri sforzi di tutto lanno per trovare qualcuno che ci sostenga...». Più critico Lorenzo Bruni, critico e curatore di mostre: «Una mostra così non costa il minimo sforzo, si promuove da sé. Ed è del tutto indolore, quel teschio ha perso per strada la sua carica detonante». Semmai, si poteva mettere in dialogo lintera opera di Hirst con il museo della Specola, «ben più consono alle sue provocazioni sul tema della vita e della morte».