I titolari degli esercizi protestano: "A rischio 500 posti di lavoro, ci siamo fidati delle promesse" Del Mastro: lassenza di regole ha creato il caos estetico "La nostra richiesta è di essere convocati per aprire un tavolo di confronto" «Noi non possiamo accettare diktat allimprovviso. La Soprintendenza non può non tenere conto di alcune regole che sono quelle del confronto e del dialogo». Gianni Del Mastro gestisce locale nella città vecchia ed alla guida di unassociazione che riunisce i titolari di altri locali del centro storico. Dopo lultimatum del soprintendente Nunzio Tomaiuoli non nasconde la sua preoccupazione. Dalla Soprintendenza è arrivato lordine di rimuovere le attuali strutture installate fuori dai locali. «Qualora davvero fossimo costretti a rimuovere le strutture realizzate allesterno dei locali per noi, operatori commerciali, sarebbe linizio della fine, soprattutto per chi ha gli esercizi più piccoli». Perché ? «A Bari non ci sono tante alternative, considerando il clima soprattutto durante linverno. Il maestrale soffia quasi sempre. La città vecchia è a trenta metri dal mare. Chi non dispone di superfici coperte di ampie metrature, deve ricorrere a strutture, chiamiamole così, esterne. Doverle rimuovere significherebbe di fatto chiudere i locali e questo avrebbe conseguenze drammatiche sul piano delloccupazione. Solo nella città vecchia ci sono 120 esercizi per la somministrazione di bevande, ciascuna delle quali dà lavoro ad almeno quattro persone. In tutto i dipendenti sono 500». Quindi il senso estetico e del decoro della città dovrebbe essere sacrificato a ragioni di natura più strettamente economica ? «No guardi io sono convinto che indubbiamente una parte di verità nelle dichiarazioni del soprintendente cè. La mancanza di regolamentazione e il regime di proroga di un regolamento provvisorio ha creato una situazione di disomogeneità rispetto allaspetto estetico del centro storico. Ma il problema è un altro». E qual è ? «Non possiamo essere solo noi a pagare per la mancanza di programmazione che sulla materia cè stata sino a questo momento. Il Soprintendente dice che bisognerebbe tornare allessenziale, al minimale, ma io penso che, in una città come Bari, questo è impossibile». Perché ? «Io ho un locale in piazza Mercantile. Ho provato ad installare soltanto un ombrellone che era anche molto pesante e nonostante tutto il vento di maestrale lo ha sollevato. Lombrellone ha sfiorato i passanti». E lei, quindi, quale soluzione propone ? «Ora la maggior parte delle strutture, installate allesterno dei locali, sono abusive e sicuramente non per nostra volontà. Questestate abbiamo lavorato sulla base di un accordo verbale. Siamo quasi tutti senza autorizzazione, aspettavamo lapprovazione del nuovo regolamento da parte del consiglio comunale. Adesso ribadiamo la nostra richiesta di essere convocati di aprire un tavolo di confronto che sulla materia non cè mai stato. Se le strutture non sono adatte dal punto di vista estetico siamo pronti a sostenere unulteriore spesa per renderle più omogenee. Ma qualcuno ci deve ascoltare, altrimenti saremmo costretti a chiudere». (g.d.m.)
BARI - La rivolta dei commercianti "Abusivi ma non per colpa nostra"
I titolari degli esercizi commerciali nella città vecchia di Bari hanno ricevuto un ultimatum dal Soprintendente Nunzio Tomaiuoli per rimuovere le strutture installate fuori dai locali. Questo avrebbe comportato la chiusura dei locali e conseguenze drammatiche sul piano delloccupazione. I titolari sostengono che la mancanza di regolamentazione e il regime di proroga di un regolamento provvisorio ha creato una situazione di disomogeneità rispetto allaspetto estetico del centro storico. Chiedono di essere convocati per aprire un tavolo di confronto per discutere della questione. Se non vengono ascoltati, potrebbero essere costretti a chiudere i locali.
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