Borri: "Non tutti i quartieri uguali". Colace: "Evitare lerosione dello spazio pubblico". Cucciolla: "Rispettare i luoghi" "Sì a una maggiore austerità, ma del resto anche le città islamiche caotiche attraggono" più rigore nellallestimento dei gazebo da parte di commercianti e ristoratori baresi e, in ogni caso, soluzioni differenziate a seconda della collocazione in città. Alla posizione presa nei giorni scorsi dal sovrintendente ai Beni architettonici Nunzio Tomaiuoli fanno ora da supporto quelle degli esperti: noti urbanisti come Dino Borri e Arturo Cucciolla (questultimo tra gli estensori del piano di Bari vecchia), o come la professoressa Francesca Calace, docente di urbanistica alla facoltà di Architettura del Politecnico di Bari. «Concordo largamente con Tomaiuoli, soprattutto quando afferma che un modello unitario per tutta la città è privo di senso. Bari è fatta di parti - spiega Dino Borri - cè la "Medina medievale", poi la "città murattiana" con corso Vittorio Emanuele, e poi la parte più recente. E una soluzione che va bene in un quartiere degli anni 80, come Poggiofranco, non va bene per il borgo antico. Bisogna entrare in punta di piedi nelle piazze storiche, mentre in quelle non particolarmente qualificate dal punto di vista architettonico, come ad esempio a Poggiofranco o al San Paolo, si può immaginare un impatto diverso». Quanto alla richiesta di maggiore rigore sugli spazi urbani, Borri concorda ma con indulgenza: «Su questo forse si potrebbe discutere un po di più, confrontare le posizioni. Va bene una maggiore austerità, ma del resto anche le città islamiche così caotiche attraggono». Ma la questione principale, come evidenzia Francesca Calace, non è tanto quella di un problema estetico, quanto la necessità di evitare la "erosione" degli spazi pubblici. «Più le strutture sono blindate, meno lo spazio pubblico diventa permeabile. È questo il nodo - spiega - Se avessero carattere più effimero, potrebbero essere più facilmente contestualizzate. Se imponessimo maggiore essenzialità, il problema sarebbe meno sentito». La docente invita però ad avere cura in tutte le parti della città, «non solo in quelle storiche, ma anche nelle periferie. La questione - conclude - non si risolve attraverso norme semplificatrici ma è necessario valutare la qualità di ogni singolo intervento, evitando leccessiva privatizzazione dei pochi spazi pubblici che abbiamo. Non voglio criminalizzare i commercianti, che contribuiscono a vitalizzarlo, ma ci vuole misura». Non ha dubbio alcuno Arturo Cucciolla: «Ogni luogo ha la sua storia, i luoghi come le persone sono diversi e hanno bisogno di tocchi che si adattino alla specifica caratteristica che hanno, quindi bisogna attrezzarsi culturalmente come propone Tomaiuoli. Si tratta di lavorare - ammette - Certo Bari vecchia ha bisogno di una accortezza particolare ma anche luoghi meno celebrati meritano altrettanta attenzione».