Paola Nannelli ha battuto la concorrenza di Tursi per l'edificio storico bruno viani ECCOLA, la castellana di Canneto il lungo. La donna che fece un salto sulla sedia, quando il sindaco Marta Vincenzi dichiarò che il Comune avrebbe fatto di tutto per acquisire la torre duecentesca dei Maruffo: messa sul mercato da un'agenzia immobiliare a una cifra (di tutto rispetto) che poteva sembrare non irraggiungibile: 450 mila euro. Era l'estate del 2008 , il lancio pubblicitario era sfuggito a molti: "Vendesi torre con appartamento annesso", da ristrutturare e senza ascensore, raccontava il Secolo XIX, denunciando la disattenzione di una città che si lasciava sfuggire i suoi gioielli. «Sì, quando l'ho letto sul quotidiano mi sono persino inorgoglita, quella infatti stava per diventare la "mia" torre - racconta Paola Nannelli, 41 anni - Poi il giorno dopo vengo a sapere che il sindaco ha dato incarico ai suoi uffici di attivarsi per esercitare il diritto di prelazione. E lì la prendo male: io avevo già firmato il compromesso col proprietario, che voleva il Comune? Per fortuna, due mesi dopo, nessuno si era fatto concretamente avanti e io ho potuto concludere l'atto d'acquisto...». Come si diventa proprietari di una torre medievale? Nel modo più banale possibile: girando alla ricerca di un appartamento. «Abitavo in salita Santa Caterina con i miei tre figli, eravamo un po' allo stretto - risponde - avrò risposto a duecento inserzioni alla ricerca della casa che sognavo. Doveva essere un po' particolare, ma cominciavo a pensare che non esistesse. Finchè sono venuta a vedere questa torre, oggi inglobata in un condominio con altri quattro proprietari. Era un edificio fantastico in pessime condizioni: abbandonato al degrado, infestato da piccioni morti e escrementi. Molti, incuriositi dall'annuncio dell'immobiliare, erano già venuti a vederlo ma si erano scoraggiati. Per me invece è stato il colpo di fulmine, mi sono innamorata subito». Facile capire le emozioni contrapposte, la fuga come l'entusiasmo: una torre che risale al Duecento, dimenticata per chissà quanti anni, è un gioiello presumibilmente in equilibrio precario. Mai pensato di aver fatto una pazzia? «Sì, ma una pazzia in qualche modo controllata. L'ho fatta esaminare da uno strutturista, ho avuto assicurazioni, ho trattato fino ad avere uno sconto: diciamo un quarto in meno del prezzo di partenza, mi sembrava una cifra accettabile, anche se forse potevo tirare un po' di più. La veritàè che questa torre non la voleva nessuno, così com'era». Ed è così, da imprenditrice con una laurea in filosofia nel cassetto («Gestisco l'asilo "Il gioco delle arti" di piazza Raibetta insieme alla mia socia Maria Teresa Musetti») Paola Nannelli si è ritrovata ad essere castellana. Proprietaria di un appartamento da un centinaio di metri all'interno del condominio "Maruffo" con annessa l'intera torre duecentesca. Un pigullo, lo chiama lei, che dal basso nemmeno si vede ma dal secondo piano sale fino a quaranta metri. «La vista è un po' come quella che si gode dal campanile di San Lorenzo - dice con un sorriso - solo che, da qui, si vede anche la cattedrale, da là al massimo si vede questa torre, ovviamente più modesta». Spese di ristrutturazione? Difficile tenere il conto, garantisce la donna che ha cercato e trovato, uno dopo l'altro, gli artigiani disposti ad accettare la sfida insieme a lei: un fabbro che lavora in vico Indoratori, un falegname altoatesino, un'impresa edile (" Gennaro costruzioni") che già aveva lavorato con suo nonno Giovanni, classe 1898, e suo papà Giampaolo per realizzare l'edificio della Cassa di risparmio. Mica finita, come si arreda una torre? Paola Nannelli ha recuperato tutto il recuperabile dal passato: la cassapanca in cipresso che conteneva la dote nuziale della trisnonna. La tavola da (antico) collegio che le ha fatto avere l'amico Sandro Torre, un architetto che da vent'anni svuota cantine nel centro storico e rivende i pezzi che odorano d'antico. «Il parquet è fatto con legno vecchio di navi dismesse. E anche quella trave che era il colmo del tetto originale è, senza dubbio, un albero di nave». Unico (piccolo) vezzo di modernità: la tivù che proietta sulla parete il tigì come le soap. La pazzia è rimasta sempre "controllata", le castellane del 2010 sanno far quadrare i conti. I lavori che stanno partendo per la messa in sicurezza dei muri esterni competono, infatti, al condominio che ha inglobato la parte bassa della costruzione duecentesca. «L'intervento era diventato imprescindibili perchè a Pasqua era caduto qualche frammento di pietrisco in strada. E spero anche di poter avere un contributo a copertura di parte delle spese sostenute, attraverso la Soprintendenza che ha vigilato dall'inizio alla fine dei lavori: l'unica condizione è la disponibilità ad aprire le porte di casa, in date prefissate, al pubblico che vorrà visitare l'edificio». Una soluzione che non dispiace affatto a Paola Nannelli, alla quale, per essere una perfetta "dama del castello", mancano solo le trecce da lanciare al suo cavaliere. «Io credo che sia davvero un mio dovere restituire in qualche modo questa meraviglia alla città - dice - e lo farò con grande gioia, quando sarà il momento. Per ora, me lo godo con i miei tre figli. Respiro la storia...».
La "castellana" di Torre Maruffi. L'immobile del duecento aggiudicato all'asta per poco più di trecentomila euro
Paola Nannelli, 41 anni, ha acquistato l'edificio storico bruno viani ECCOLA, la castellana di Canneto il lungo, per 450 mila euro. La torre duecentesca era stata messa sul mercato da un'agenzia immobiliare e non era stata venduta a nessuno. Nannelli ha recuperato la torre, che era stata abbandonata e degradata, e ha iniziato a ristrutturarla. Ha recuperato oggetti del passato, come la cassapanca in cipresso e la tavola da collegio, e ha aggiunto elementi moderni, come la tivù. I lavori di ristrutturazione sono stati finanziati con il contributo di alcuni artigiani e di una sovvenzione della Soprintendenza.
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