Martedì prossimo il grande dibattito per dare voce a chi non vuole arrendersi Lex sovrintendente: nel 91 intorno allente lirico cera molto più entusiasmo "Ha ragione Gino Paoli sul referendum: in Svizzera si sono pure autotassati «Lo stato deve decidere di finanziare il contratto nazionale delle fondazioni liriche sulla base degli organici fissati dal decreto Bondi. Poi, cè un Cda pubblico e privato, che deve far funzionare lattività artistica: se non ci si riesce, si può anche chiuderlo, un teatro. Ma per poi riaprirlo, e farlo funzionare. In fondo, è accaduto anche al Metropolitan di New York, che è stato chiuso un anno, o allOpéra di Parigi». Francesco Ernani, primo sovrintendente del Carlo Felice dopo la riapertura nel 1991, segue con passione le vicende del "suo" teatro. E. mentre si dice disponibile a mobilitarsi per salvare la Fondazione, attacca: non si possono più accettare errori. Professor Ernani, vede possibili soluzioni? «Le soluzioni dovevano essere altre, mi domando ancora come mai il Carlo Felice sia giunto fin qui. Perché i problemi ci sono ovunque, ne ho avuto esperienza anche allOpera di Roma, perché la lirica vive in estrema difficoltà. Ma non solo». Lei ammette anche la possibile chiusura del Teatro... «Si può chiudere per poi riaprire se è evidente la responsabilità del Cda nella cattiva gestione che porta alla chiusura. Parliamoci chiaro, le entrate dello Stato servono per lesistenza del teatro e la produzione, tutto il resto è demandato al consiglio di amministrazione». Non le pare che Genova sia poco attenta a questa emergenza? «Io mi ricordo che alla riapertura cera un grande affetto, una grande partecipazione, associazioni, gruppi: tutti con la capacità, il desiderio di vederlo crescere. Ora, non più. Vede, ho letto lintervista di Gino Paoli a Repubblica; io penso che davvero il referendum sarebbe unidea. Perché una città svizzera lo ha fatto, i cittadini hanno accettato di pagare una tassa per mantenere in vita il Teatro. Certo, bisogna volerlo». Qui, invece, cosa prevede? «Temo che a Genova, in questa maniera, non si riesca a risolvere il problema; Anche perché viviamo le cose burocraticamente, non si capiscono più cultura e musica, anche se è vero che siamo nel XXI secolo e dobbiamo vivere con la grande tradizione del passato, sì, ma nel presente». Vale anche per i presunti privilegi di chi lavora allOpera? «E una questione che affronto dal 1971, quando divenni capo del personale alla Scala. Al primo violino che mi parlava di "usi e consuetudini", risposti che bisognava anche rispettare leggi e contratti. Però è giusto, anzi necessario, che ci sia un partenariato nelle scelte». Lei ipotizza una cogestione? «Dico che bisogna scegliere una formula per cui, su ogni problema ci sia un tavolo di informazione preventiva. Perché tutti sappiano cosa accade, e si modifichino consuetudini non più adeguate». Cosa pensa, seguendo ogni giorno questa drammatica fase? «Che vorrei fare qualcosa. Anzi, mi metto a disposizione». Lappuntamento è per martedì prossimo, 19 ottobre, alle 18 nel salone del Maggior Consiglio di palazzo Ducale. Repubblica, con la collaborazione della Fondazione per la Cultura, organizza un dibattito pubblico per dare voce a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della fondazione lirica genovese e che vogliono suggerire idee, confrontare proposte e presentare progetti. Nei prossimi giorni pubblicheremo nei dettagli il programma e i partecipanti allevento.