PISA. La scelta di dimezzare la soprintendenza ai beni culturali di Pisa istituendo la sede di Lucca ha provocato sconcerto nella città della Torre. Ma i giochi potrebbero ancora non essere fatti. La Corte dei Conti potrebbe infatti rimandare al mittente il decreto se mancasse la copertura finanziaria. Se invece tutta l'operazione dovesse essere fatta a costo zero, si aprirebbero nuovi scenari che certamente vedrebbero in prima fila il sindacato. di Luciano Donzella PISA. Soprintendenza a Lucca, i giochi potrebbero ancora non essere fatti. La Corte dei Conti potrebbe infatti rimandare al mittente il decreto se mancasse la necessaria copertura finanziaria. Se invece tutta l'operazione dovesse essere fatta a costo zero, si aprirebbero nuovi scenari che certamente vedrebbero in prima fila il sindacato. Perché la scelta già di per sé discutibile di frammentare l'unitarietà dì gestione dell'ente, sarebbe inaccettabile la scelta di tagliare risorse e personale alla soprintendenza pisana. E aprirebbe diversi fronti non certo per motivi di campanile, ma a difesa di una realtà che già oggi dal punto di vista delle risorse è fortemente penalizzata. Che di riduzione del personale alla soprintendenza di Pisa non se ne debba neanche parlare lo conferma Clemente Galgani, del comparto Stato della Cgil: «La vicenda dice è alle prime battute, e appena ne siamo stati informati abbiamo chiesto un incontro al sovrintendente Malchiodi per avere chiarimenti, senza ottenere risposta. Su questo tema avremo un incontro a livello regionale il 5 di ottobre. Per ora non entriamo nel merito di una questione di cui sappiamo troppo poco, ma certo non passerebbero alla buona scelte che comportassero tagli al personale». Che la partita sia ancora da giocare lo conferma il presidente degli Amici dei musei e dei monumenti pisani Mauro Del Corso: «Tutto dipende dice da come verranno reperite le risorse per la nuova soprintendenza. Del resto anche la Corte d'Appello a Lucca, che sembrava cosa fatta, è stata bocciata per mancanza di risorse. Anche il decreto Urbani dovrà passare all'esame della Corte dei Conti, che lo registrerà solo se avrà copertura finanziaria. Certo, c'è la possibilità di farlo a costo zero, ma ci sembra che in questo momento in cui mancano soldi per il funzionamento delle strutture già esistenti nonché dei musei statali e dei siti archeologici, investire denaro pubblico per duplicare gli uffici non sia la soluzione migliore. Servirà una sede, uffici, personale, quindi è chiaro che risorse ci vorranno. Tutto ciò che verrà speso per le nuove soprintendenze, sicuramente non sarà investito nel recupero e nella tutela del patrimonio». Del Corso sottolinea poi che la struttura su quattro province non ha mai dato problemi: «Da decenni è sempre stata unitaria ed ha attuato una politica di tutela, gestione e promozione unitaria per un territorio che ha molti tratti di storia e di patrimonio culturale in comune. E poi non bisogna equivocare, questa non è la soprintendenza di Pisa, ma la soprintendenza di quattro province della costa che ha sede a Pisa». Insemina, non è una guerra di campanile, ma la votante di mantenere e nel caso migliorare il funzionamento della struttura. «L'eventuale alleggerimento del carico di competenze dell'attuale soprintendenza conferma Del Corso se non depauperata di risorse potrebbe anche avere delle valenze positive: non è in ogni caso la sede che determina la positività dell'operato, ma le risorse umane e finanziarie disponibili, non a caso il decreto di riforma del ministero prevedeva l'istituzione per ogni soprintendenza esistente di uffici provinciali. E problema vero sono le risorse. A Pisa l'Archivio di Stato l'anno scorso ha rischiato la chiusura per carenza di fondi, e la stessa soprintendenza è in forte sofferenza. Se il decreto Urbani sarà registrato dalla Corte dei Conti, il nostro compito sarà di preoccuparci del miglior funzionamento della soprintendenza di Pisa e di Livorno. E soprattutto che non ci siano tagli né di risorse né di personale».