(r.t.) «UN FATTO spiacevole, senz'altro, ma, sono cose che possono succedere. Non credo proprio che questo fatto debba portare a dire che i musei non devono più prestare le loro opere per le mostre all'estero e in Italia». Così Alain Elkann, presidente della Fondazione del Museo Egizio replica alle polemiche nate dopo il rientro in Italia dal Giappone di un prezioso pezzo del Museo, prestato per una mostra e danneggiato. Si tratta di un ritratto di sovrano della XVIII dinastia, noto come "testa osiriaca": ha subito danni nella parte superiore, la corona, in seguito ad una caduta da un carrello, a fine mostra, in agosto. «Chi vuole fare il detrattore per mestiere lo faccia, ma mi sembra solo demagogia. Per noi quella in Giappone è stata una mostra importantissima, che ha fatto conoscere il patrimonio di Torino ad un milione di persone che oggie amano un po' di più l'Italia. Mi sembra che sia l'ennesimo gioco all'italiana di prendere un piccolo fatto negativo per distruggere un grande fatto positivo, si cercano gli appigli per denigrare eventi e avvenimenti invece felici. Trovo assurdo pensare che le nostre opere, come tutte le opere di valore del mondo, non si debbano più muovere. In un mondo sempre più in movimento. Si può morire facendo caccia grossa in Africa, ma anche facendo una passeggiata al Parco Valentino di Torino, inciampando su un sasso».