Grande smercio di teli neri, drappi neri, lenzuoli neri, federe nere. La città si è svegliata e reagisce dopo il drappo nero posato sulla scultura di Mimmo Paladino nei giardini di Palazzo Reale per proclamare la morte della cultura a Napoli a causa dei tagli delle istituzioni a sfavore della cultura medesima, musei (Madre, figliolo e spirito santo), associazioni, teatri, città della scienza, istituti. Migliaia di napoletani hanno acquistato teli, drappi, lenzuoli e federe neri per coprire tutte le morti della città. Un gigantesco telo nero è stato posto su Bagnolifutura a quattro anni dal decesso sul posto della Coppa America. Un telo di dimensioni superioriè stato posto a Napoli Est, un altro a Scampia, un altro ancora sul parco delle colline, un telo su Villa Ebe, un telo è stato srotolato lungo via Coroglio (ma qui la morte è solo apparente, la strada resuscita dopo ogni frana e chiusura). Un simbolico telo nero ha avvolto i poteri speciali del sindaco. Teli neri sul Museo dell' attore al Mercadante, sul teatro San Ferdinando, sul Vesuvio ridotto a discarica, sul Planetario di Ponticelli, sullo scheletro del Palasport, sulle palestre del "Collana", sullo Sferisterio, sulla manutenzione della città, sul sistema fognario, sul concorso dei vigili urbani, sui ripetuti flop del Consiglio comunale, sui rifiuti, sulle case di parentopoli, su farfallari, acquari e alberghi per tartarughe morti alla nascita. Un cimitero immenso di buone intenzioni, progetti, errori e omissioni. Una città imballata di nero da fare invidia ai due eccelsi coniugi della land art Vladimirov e Jeanne-Claude Christo che imballarono d' argento il Reichstag di Berlino. Ma qui è il nero che trionfa, il nero di tutte le morti di Napoli, uno spettacolo d' arte macabra che spingerà l' Unesco a inserire Napoli fra i suoi 890 siti da salvare sempre che faccia in tempo.