Anche il giornalista critico con il governatore veneto "Acquedotti e fogne? No, liquami in strada» NAPOLI Pompei antica era una città «che aveva acquedotti, fognature e servizi perfettamente funzionanti»: lo dice il governatore del Veneto, Luca Zaia, in un'intervista al Corriere della Sera, ma si sbaglia. Luigi Necco, giornalista, profondo conoscitore del sito archeologico e da poco più di un mese responsabile di turismo e beni culturali del Pd, ricorda quello che Zaia avrebbe potuto leggere su un qualunque libro di storia romana. «Pompei chiarisce Necco non ha mai avuto fogne. I rifiuti umani liquidi venivano raccolti in grossi otri agli angoli delle strade e quindi portati dagli schiavi alle numerose lavanderie della città, dove venivano usati per sbiancare le lane: l'urina, infatti, contiene ammoniaca, che è un ottimo schiarente». Quanto ai rifiuti solidi, di ogni genere, venivano semplicemente gettati fuori alla porta di casa se non addirittura dalle finestre: «Lo confermano continua il giornalista appassionato di archeologia i marciapiedi di Pompei, che sono alti cinquanta o sessanta centimetri. Il fatto è che nelle strade la sporcizia si accumulava e quando veniva a piovere scorreva assieme all'acqua. L'unico sistema per non sporcarsi era camminare su marciapiedi alti e attraversare sui lastroni che sporgevano». Altro che fognature e servizi perfettamente funzionanti: del resto, ricorda ancora Necco, «Gli escrementi, sia umani sia animali, erano usati come concime e spesso inquinavano le falde acquifere». Nella sua intervista, Zaia fa anche riferimento agli acquedotti: che esistevano, certo, ma non servivano tutti. Nel sottolineare l'importanza di un sito come quello di Pompei, l'ex ministro dell'Agricoltura si è un po' fatto prendere la mano. «Il fatto che alcune case di Pompei fossero collegate con la rete idrica sottolinea il giornalista non vuol dire che tutti i pompeiani avessero l'acqua a disposizione; sarebbe come se, oggi, tutti gli italiani avessero la barca di D'Alema: si tratta, infatti, di un privilegio di cui beneficiavano solo poche famiglie di ricchi. Per gli altri c'erano le fontane pubbliche e, per quelli che abitavano in campagna, i pozzi o le cisterne per raccogliere l'acqua piovana». Ma c'è di più: anche duemila anni fa c'era l'abitudine di gettare i rifiuti in acqua. «E' provato racconta ancora Necco che quanti abitavano nelle vicinanze del fiume Sarno non esitavano a scaricare lì la spazzatura». Si trattava, però, soprattutto di rifiuti organici, molto meno inquinanti dei prodotti chimici sversati ai nostri giorni nel fiume; inoltre, l'impatto ambientale era assai minore perché la popolazione era decisamente inferiore; ma la disinvoltura nello sbarazzarsi dei rifiuti provocava spesso l'insorgere di malattie. Persino le terme, edifici lussuosi e progettati in maniera geniale, lasciavano a desiderare dal punto di vista dell'igiene: «Pensiamo per esempio a quelle stabiane prosegue Necco : c'era un solo canaletto di scolo che andava in direzione dell'anfiteatro, decisamente insufficiente per un impianto così grande». Il governatore Zaia è bocciato in storia, dunque. Ma rimediare è facile: potrebbe visitare il sito archeologico. E magari chiedere a Luigi Necco di fargli da guida.