Non c'è pace per i restauratori. O almeno per quelli che aspirano a diventarlo. Passato, presente e futuro incombono su chi si candida a riportare a nuova luce il patrimonio storico-artistico del nostro paese. La ricerca forsennata dei titoli per potersi iscrivere nel futuro elenco rovina i sogni di quanti già da anni si dedicano alla professione e non vogliono perdere il treno della regolarizzazione. L'inquietudine attanaglia, invece, chi pensava di avere davanti a sé un percorso di studi già ben definito e ha, invece, scoperto che ciò che sta facendo può non servire a nulla. Due situazioni differenti accomunate dalla stessa confusa dinamica. Tant'è che su entrambi i versanti si assiste a un continuo tira e molla. Si prenda il caso di chi restauratore già lo è e lo è diventato soprattutto sul campo. La presentazione delle da mande per la selezione che darà il via al primo elenco di categoria si doveva chiudere entro dicembre dello scorso anno. E invece siamo alla terza proroga: la prima ad aprile, la seconda il 30 settembre e ora l'appuntamento è fissato per fine novembre. Di pari passo, slitta anche la data per inoltrare gli attestati che dimostrano dove e per quanto tempo si è svolta l'attività di restauratore: la scadenza è stata spostata dal 30 novembre al 31 gennaio. Questa volta è stato il Parlamento a chiedere più tempo: le risoluzioni in tal senso votate a fine settembre dalle commissioni Cultura di Camera e Senato sono state subito recepite dai Beni culturali. Nei mesi passati era stata la sollevazione dei candidati restauratori a indurre il ministero a concedere la proroga e, soprattutto, ad allargare fino al 31 luglio 2009 - in precedenza lo stop era stato posto al 16 dicembre 2001, data di entrata in vigore della riforma del settore - il periodo in cui si poteva dimostrare di aver lavorato alla salvaguardia del patrimonio culturale. Nonostante quell'apertura di via del Collegio romano, la situazione continua a non essere chiara. Come dimostra l'ultima proroga. È pur vero che si tratta del primo faticoso tentativo di mettere ordine nel restauro, che fino al Duemila riconosceva un sicuro titolo a chi usciva dalle scuole dei Beni culturali (i diplomati dell'istituto centrale per il restauro di Roma, ora istituto per la conservazione e il restauro, e quelli dell'opificio delle pietre dure di Firenze). Gli unici che dormono sonni tranquilli: il loro inserimento nell'elenco di prossima istituzione è scontato. Per tutti gli altri, invece, che restauratori lo sono diventati frequentando altre scuole di restauro (statali o regionali) e soprattutto lavorando, la. fase di transizione dal vecchio al nuovo è decisamente meno agevole. Proprio perla difficoltà, in alcuni casi, di mettere insieme i titoli che il concorso richiede. Ma non è solo la regolarizzazione del passato che crea problemi. Anche per chi aveva confidato in una formazione senza sorprese, le sorprese sono invece arrivate. La questione riguarda quanti si sono iscritti ai corsi triennali delle accademie di belle arti per conseguire il titolo di collaboratore restauratore. A inizio agosto il ministero dell'Istruzione ha fatto sapere loro che quei corsi non hanno praticamente più valore. Tutto perché si prepara a diventare operativo (probabilmente dai prossimo anno) un altro tassello della riforma: quello che affida la qualifica di restauratore a corsi quinquennali organizzati dalle università o dalle scuole di formazione, come le accademie di belle arti, previamente accreditate (fermo restando il titolo rilasciato dagli istituti dei Beni culturali) e riserva invece alle regioni il compito di formare i collaboratori restauratori. Dunque, gli attuali studi di collaboratore restauratore non vanno più bene. Sulle prime l'Istruzione era stata drastica: una circolare dei primi di agosto aveva tolto quasi ogni speranza agli studenti, dicendo loro che non era affatto sicuro che i crediti acquisiti nei corsi triennali si potessero spendere nei futuri corsi quinquennali di restauratore. Il 23 settembre è, però, arrivata una parziale retromarcia: le legittime aspettative degli studenti vanno salvaguardate e, pertanto, si sta lavorando per far valere i crediti nell'iscrizione ai corsi quinquennali. Niente di certo, al momento. Ma la promessa è già un passo avanti.
Per gli aspiranti restauratori corsa al titolo piena di incognite
Il ministero dell'Istruzione ha prorogato la scadenza per la presentazione delle domande per la selezione dei restauratori, che era stata fissata per fine novembre. La proroga è stata richiesta dal Parlamento, che ha votato risoluzioni per estendere la scadenza. La situazione è confusa, poiché la regolarizzazione del passato è ancora un problema, e gli attuali titoli di restauratore non sono più riconosciuti. Inoltre, il ministero ha comunicato che i corsi triennali di collaboratore restauratore non hanno più valore, e che gli studenti che hanno frequentato questi corsi non potranno più utilizzare i crediti acquisiti per iscriversi ai corsi quinquennali di restauratore.
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