Bisogna decidere se questo Paese e, è solamente bello oppure se è anche un grande Paese: se è solamente bello divertiamoci a ricevere i turisti di tutto il mondo, cinesi compresi, ma se è anche grande, se ha il desiderio di costruire una dialettica per proporre, dopo appassionate discussioni, una sua immagine nuova che rifletta la sua identità e i problemi che pone il mondo il tutto senza subire naturalmente gli ordini che vengono da poteri internazionali dominanti allora deve affermare una sua centralità. Io che penso da pittore, so che non basta dipingere un tramonto struggente per arrivare a questo; bisogna incidere dentro la carne della pittura i problemi e i dolori, sussurrare all'orecchio della gente il canto antico che spinge a riconoscere nel nuovo estremo l'ultimo tratto di un millenario accumulo; e so anche che è puerile immaginare che si possa realizzare tutto questo nel silenzio di una stanza vuota. Ci vogliono partecipazione, l'interesse di una collettività, il doveroso impegno dello Stato. La costruzione dei musei e dei teatri, non solo a livello architettonico, ha lo stesso peso della costruzione della scuola. Non è un intrattenimento equivoco per un artista partecipare ad una mostra, avvertire le problematiche che essa porta, emozionarsi per la riuscita di un quadro ed essere felice se quell'immagine, come lingua e come stesura, appartiene al mondo di oggi. Non possiamo abbandonare il dramma ancorato nella tradizione della nostra storia pittorica. Ed è invece ciò che inevitabilmente accade nel momento in cui un museo come il Madre è minacciato di dover chiudere. Con la sua giovane vita e l'affermata attività che ha creato dibattito, con il suo programma di mostre di artisti, italiani e stranieri, il Madre ha dato a Napoli un posto di rinnovata centralità internazionale, invece di fare solamente «parte del paesaggio»; ed ha offerto alla nostra volontà di uomini di cultura la possibilità di segnare quel che è il «nostro» tempo. Ho saputo che Mimmo Paladino, solidale con il dramma che vive il museo napoletano e di fronte alla chiusura già avvenuta del teatro di Nino D'Angelo, ha ricoperto di un drappo nero i suoi cavalli esposti nel cortile del teatro San Carlo. Io lo capisco e mi sembra istintivamente giusto sposare il suo lutto. In quale palcoscenico tragico ci butta con superficialità questa politica che smembra la volontà di perseguire un sogno positivo! Proprio noi, però, possiamo e dobbiamo essere coscienti che il «Giudizio» di Michelangelo, sotto il quale vengono eletti i Papi nella Cappella Sistina, rappresenta la centralità del Cattolicesimo, ma anche la consapevolezza che tutti i quadri dei musei testimoniano della nostra identità. Un'identità lanciata verso il futuro in una realtà radicalmente cambiata, che ritroverà di volta in volta, ancora e sempre, la sua credibilità nel mondo rivoluzionario delle immagini sacre incarnate ed in movimento. Meglio dunque la morte romantica che accettare lo spoglio dei punti di riferimento della cultura contemporanea, o tornare mestamente ad esporre i nostri lavori negli appartamenti e negli studi come gli artisti russi all'epoca di Breznev. E' allora tempo che noi artisti italiani diciamo basta con il lutto!
Costruire musei, costruire scuole
Il testo discute la chiusura del museo Madre a Napoli e la perdita di centralità culturale del paese. L'autore pensa che il museo sia stato un punto di riferimento importante per la città e che la sua chiusura sia un segno di debolezza della politica locale. Il testo esorta gli artisti italiani a non accettare la sconfitta e a continuare a lottare per la loro identità culturale. L'autore cita l'esempio di Michelangelo e i suoi quadri nella Cappella Sistina, che rappresentano la centralità del Cattolicesimo, e sostiene che i musei siano un punto di riferimento importante per la cultura contemporanea.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo