Fermo al Senato il Ddl Bondi. Nessun impatto dalle norme regionali Se davvero si andrà al voto in primavera come lasciano ipotizzare le cronache politiche degli ultimi giorni, la vita della legge quadro sulla qualità architettonica sarà durata soltanto sei mesi. Presentato in Senato il 5 dicembre 2008 il Ddl 1264 firmato dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi terzo tentativo di approvare un testo quadro dopo quelli portati avanti dai predecessori Melandri e Urbani , si è arenato sui banchi della settima commissione di Palazzo Madama (Istruzione pubblica, Beni culturali) dove è stato trattato l'ultima volta il 24 giugno del 2009. Da allora il Ddl è in attesa del parere della Commissione Bilancio sulla sostenibilità economica del provvedimento. Un modo, come sanno i frequentatori più assidui del Parlamento, per rallentare l'iter di una norma non considerata proprio prioritaria? Impossibile conoscere il parere del relatore Franco Asciutti (Pdl) che sul punto preferisce non commentare. D'altra parte anche le Regioni che (senza troppe difficoltà) hanno provato a battere il Parlamento sul tempo, approvandosi in casa una legge sulla qualità architettonica tagliata su misura del proprio territorio non hanno ottenuto i risultati sperati. Anzi. Finora si sono mosse solo tre Regioni: Puglia, Umbria e Basilicata. Il testo più ambizioso quello pugliese (Lr 142008) che introduceva norme semplificate per i concorsi sotto-soglia è stato "svuotato" dalla Corte costituzionale (sentenza 2832009) che lo ha ritenuto in contrasto con il codice degli appalti (Dlgs 1632006): in materia di concorrenza la competenza è dello Stato, ha ribadito la Consulta. Chi si è mosso dopo ha tenuto a mente la lezione. Le norme sulla qualità approvate in Umbria (Lr 62010 approvata lo scorso gennaio) e Basilicata (Lr 232010 approvata a febbraio) hanno adottato un approccio soft, più programmatici che innovativi sul fronte delle regole. Risultato? Forse è passato poco tempo per trarre un bilancio, ma finora, lamentano i progettisti che pure hanno contribuito alla stesura delle norme approvate dalle due Regioni, di risultati concreti se ne sono visti pochi. «Non è cambiato nulla commenta Michele Graziadei, presidente dell'ordine degli architetti di Potenza . Ma non disperiamo. Abbiamo chiesto un incontro con la nuova Giunta cui chiederemo di dare concretezza alle legge stanziando risorse per incentivare davvero i concorsi, con rimborsi per i Comuni che scelgono le gare al posto degli incarichi fiduciari. Altrimenti la legge rimane una semplice enunciazione di principio». Nessun impatto concreto, almeno per ora, anche in Umbria. «È una legge manifesto dice Paolo Vinti, presidente degli architetti di Perugia che si limita a dare qualche incentivo teorico ai concorsi di architettura. La qualità andrebbe piuttosto ricercata impegnando le amministrazione in una programmazione seria delle opere pubbliche».