L'ultima, arriva dal Teatro dell' Arte. Indagato per violazioni delle norme di sicurezza, durante un concerto dello scorso settembre, il patron del Mito. Contestazioni: carenza di personale in caso di incendio, assenza di un piano d'emergenza, mancanza della licenza di agibilità. Male che vada, il patron, che protesta la sua buona fede, sarà sanzionato con una ammenda. Ma visto che si tratta del terzo caso (simile) dopo quelli del Teatro della Memoria di via Cucchiari e del Libero di via Savona, qualche riflessione si impone. La Commissione Vigilanza del Comune sta facendo il lavoro che le compete. Se esistono dei rischi, meglio prevenire. Meglio recriminare per un teatro chiuso oggi, che piangere per una tragedia, evitabile, domani. Il problemi, tuttavia, sono i soliti: tempistica e burocrazia. Sai quando chiudi, non sai quando potrai riaprire. Lo spettacolo che sta andando in scena a Milano sul fronte teatri desta preoccupazione. C'è il Gerolamo di piazza Beccaria, sigillato da quattro anni, per restauri mai completati. C'è lo Smeraldo strangolato da un cantiere e destinato a fine stagione alla chiusura. Ci sono gli Arcimboldi, altro teatrone da 2000 posti gestito dai Pomeriggi Musicali, dal futuro incerto. Finanziato con due milioni di euro l'anno, suddivisi tra Comune e Regione, la materia del contendere, agli Arcimboldi, è oggi una poltrona. Quella di presidente della omonima Fondazione. Che non è ancora nata. Ma che Palazzo Marino e Pirellone vorrebbero offrire alla senatrice del Pdl, Ombretta Colli. Conseguenza: l'opposizione ha presentato una valanga di emendamenti, mettendo di fatto la vicenda su un binario morto. Intendiamoci: c'e' chi se la passa peggio nel nostro Paese. Il Carlo Felice di Genova, una delle 14 Fondazioni liriche italiane, è stato messo in liquidazione, schiacciato da un buco in bilancio di 8 milioni di euro. La crisi si dice non fa sconti. Di sicuro non li farà il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che alla minaccia di dimissioni di Sandro Bondi per i tagli al dicastero dei Beni Culturali, avrebbe replicato: «La gente non mangia cultura». Tradotto: il Paese al momento, ha altre rogne. Qualificati analisti hanno, da tempo, spiegato come conti alla mano investire in cultura rappresenti una risorsa. A patto di non sprecare. In troppi, nel settore anche sotto la Madonnina l'hanno fatto. E dunque, affinché lo spettacolo possa continuare, tocca alla gente di teatro inventare soluzioni. Lo farà anche Luca Ronconi che al Piccolo Teatro costringerà i sei protagonisti de «La compagnia degli uomini» di Edward Bond a una recita senza scenografie. Uno spettacolo «nudo». Risparmio: 50 mila euro. Una necessità. E una provocazione, all'interno di una pièce che parlerà di profitto e malaffare. Una sfida. Che costringerà gli attori ad offrire il meglio. E gli spettatori ad impegnarsi per capire. E chissà, alla fine, forse anche a riflettere.
La situazione dei teatri milanesi. Un brutto copion
Il patron del Mito, un teatro di Milano, è stato sanzionato con un'ammenda per violazioni delle norme di sicurezza. Il teatro è stato chiuso per restauri non completati e per problemi di personale e di burocrazia. La Commissione Vigilanza del Comune sta facendo il lavoro che le compete, ma i problemi sono i soliti: tempistica e burocrazia. Allo stesso modo, altri teatri in Italia stanno affrontando problemi simili, come il Gerolamo di piazza Beccaria e lo Smeraldo. La crisi economica sta facendo sentire la pressione sui teatri, che devono trovare soluzioni per continuare a esistere.
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