RIMASTA per anni a dormire in uno scantinato di una casa di Strada Maggiore, non riconosciuta e quindi priva di identità, è ora l' unica testimonianza superstite di una presenza che dal 1180 fino al 1300 è stata importante e ingombrante in città: quella dei cavalieri Templari. È la pietra di volta che la Fondazione Carisbo di Fabio Roversi Monaco ha acquistato e prossimamente diventerà uno dei cimeli del costituendo museo «Genus Bononiae» che avrà una delle sue articolazioni a palazzo Fava. Sulla superficie della pietra di volta è riprodotta la croce stemma dei Templari e probabilmente il cimelio campeggiava su uno degli accessi degli edifici che l' ordine possedeva tra Strada Maggiore, via Torleone e vicolo Malgrado. Per ora, questa testimonianza è stata vista solo da esperti e da studiosi del periodo medievale. Lo storico Gianpietro Bagni le ha dedicato un piccolo libro destinato agli addetti ai lavori.È stata anche esposta di recente, ma l' attenzione su di essa non ha oltrepassato la cerchia degli studiosi. I bolognesi non la conoscono e impareranno a conoscerla solo nel nuovo allestimento del museo in via di formazione. Forse dalla presentazione alla città di quest' unica testimonianza della presenza di un ordine che sotto le due torri fu tra le più rilevanti del Paese, si ritornerà a parlare di un periodo storico che sembra essere stato sepolto dagli anatemi lanciati da Filippo il Bello e dalla Chiesa romana culminati nei roghi parigini su cui finirono i cavalieri accusati di eresia. A difenderli, in quel processo che apparve fin da subito già scritto, c' era un membro dell' ordine proveniente da Bologna. Non era certo un caso.