«C'ERA una volta» il servizio civile volontario: centinaia e centinaia di ragazzi fra i 18 e i 28 anni ai quali, una volta abolita la leva obbligatoria, era stata offerta con successo la possibilità di esercitarsi per un anno a diventare cittadini. Mettendosi a disposizione di qualche ente, pubblicoo del privato sociale, con un compenso non solo simbolico (400 euro al mese) e in un'età in cui l'alternativa, spesso, è solo tempo vuoto o l'inutile ricerca di un lavoro. «C'era una volta», perché la scure del governo (19.627 i posti di volontario del bando nazionale appena chiuso, contro i 27.768 del 2009) siè abbattuta anche qui, seminando lo sconforto in una regione, come la Toscana, dove il servizio civile era diventato un fiore all'occhiello del welfare, e un concreto sostegno anche per i beni culturali e ambientali. I tagli, nella regione, significano un meno 21,2 di volontari finanziati dallo Stato rispetto al 2009, cioè 1.236 posti contro 1.569, con un quasi dimezzamento di quelli destinati agli enti regionali del privato sociale e agli enti pubblici toscani (dai Comuni alle Asl, dagli Ospedali come Careggi, alle Biblioteche, come la Nazionale di Firenze, a molti musei), passati da 793 a 395. E nonostante «domande tre volte più numerose», sottolinea Luca Orsoni, presidente del Crescit, la conferenza regionale dei grandi enti del privato sociale (Anpas, Arci, Misericordie, Legacoop, Confcooperative, Caritas), uniti ora al coro nazionale di proteste contro il governo. «Qualcuno ci spieghi» dice Orsoni «perché per la mininaja dei ragazzi delle scuole si trovano subito milioni di euro, mentre per l'unica iniziativa di educazione dei giovani alla cittadinanza e alla pace, e di apprendimento di capacità pratiche, si taglia e basta». Nel concreto, in Toscana, l'Anpas (Associazione delle pubbliche assistenze) perderà 110 giovani del servizio civile impiegati su ambulanze, servizi a domicilio, accompagnamenti; le Misericordie passeranno da 533 a 345, la Caritas ne resterà sguarnita in 14 diocesi su 17, dove, quindi, centri di ascolto e mense per i poveri, case per disabili, centri di accoglienza per immigrati e altro ancora, perderanno un prezioso apporto di animazione e sostegno, quando non concreta forza lavoro. Ancora: l'Arci (animazione culturale, doposcuola per i ragazzi, sostegno nelle biblioteche, eccetera) passa da 199 a 180. E quanto agli enti pubblici, mentre la Biblioteca Nazionale (dove i volontari distribuivano i libri) è da anni esclusa dai finanziamenti, Careggi potrà contare solo su 30 ragazzi pagati dallo Stato contro i 67 del 2008, e il Comune di Firenze su 28 a fronte di 219 domande, con progetti (per centri diurni per anziani, Casa Albergo Mameli, Centro La Fenice, Informagiovani, ludoteche e centri giovani, palestra informatica, reti di solidarietà) che non ne avranno neanche uno. L'unica speranza, a questo punto, è la Regione, che (dopo il primo bando sperimentale per 300 ragazzi, assegnati ad Asl e aziende ospedaliere per avviare la carta sanitaria elettronica), entro la fine dell'anno dovrebbe varare il suo primo bando di servizio civile regionale (previsto dalla legge del 2006), grazie al quale, fra l'altro, anche alla Nazionale potrebbero tornare dei volontari e Careggi potrà averne altri 30. E «pur senza ancora sapere quanti siano i fondi disponibili, e dunque i posti», la speranza, annuncia l'assessore al welfare Salvatore Allocca, è «che siano in tutto oltre 400». Fra i quali, come prevede la legge toscana, offrendo un'occasione preziosa di inclusione sociale, anche giovani stranieri residenti.