UNA testa di sovrano osiriaca del principio della XVIII dinastia, del 1400 avanti Cristo circa, normalmente esposta nello Statuario del Museo Egizio torinese, è andata in frantumi in Giappone. L'episodio, accaduto il 23 agosto, diffuso allora su agenzie di stampa nipponiche e adesso sul portale www.archeo-gate.org, è accaduto a Shizuoka, alla conclusione della mostra «Ancient Egypt in Turin». Una mostra durata un anno, che ha portato in giro per la terra del Sol Levante - prima di quest'ultima sede è stata a Tokyo, Kobe, Sendai, Fukuoka - 150 reperti delle collezioni del museo torinese, in trasferta durante i lavori di recupero e ampliamento dell'antica sede. Mostre di successo, viste da quasi un milione di visitatori, come sponsor colossi nel campo dei media e della tecnologia, da Asahi Shimbun, a Toei e Fuji, che hanno arricchito le casse del museo con centinaia di migliaia di euro. Tutto è andato bene, finché durante lo smontaggio dell'allestimento, al momento dell'imballo, un operaio si è avvicinato alla testa in «forma di Osiride» collocata su una pedana per spolverarla, e questa, urtata, è caduta. Mentre il volto si è discretamente preservato, la corona è andata in briciole. Ora la testa, di sovrano «tuthmoside» (misura un metro e 50 di altezza per 50 cm di larghezza e 60 di profondità) si trova a Torino presso un laboratorio di restauro: «L'arenaria è una pietra fragile, non credo che la scultura, peraltro già restaurata in precedenza, possa tornare a essere quella di prima - dice il professor Alessandro Roccati, presidente del Comitato scientifico del museo e direttore di archeo-gate.org - A questo proposito, devo dire che non mi pare prudente mandare in giro per il mondo reperti così delicati, sono pezzi che rappresentano l'immagine del nostro museo, come comitato scientifico avevamo espresso molte perplessità». Non concorda con il professor Roccati la direttrice dell'Egizio Eleni Vassilika: «Intanto, si era concordato con il comitato scientifico, dunque anche con Roccati, quali pezzi mandare in Giappone. Poi, è falso che l'opera non sia recuperabile. Al contrario, tornerà come prima, anzi questo restauro sarà una buona occasione per eliminare i residui del precedente, realizzato secondo metodi obsoleti». Racconta Vassilika che la testa aveva originariamente due corone, poi negli anni Settanta si era deciso di abolirne una, risalente al Basso Egitto: «Gli spazi vuoti sono stati riempiti di materiali, fiberglass e metalli, che invece di rinforzarla l'hanno indebolita. Nonostante questo, le sue condizioni non destavano preoccupazione, tanto che era già stata inviata nel 2005 per un'esposizione negli Stati Uniti, e in quell'occasione aveva subito un ulteriore restauro. Si è trattato di un incidente che poteva capitare anche qui, non penso che questa fatalità debba portarci a rinunciare ad altre future occasioni per portare in giro le nostre opere». Opere che, continua Vassilika, non appartengono solo a Torino, ma sono proprietà di tutti: «I giapponesi sono sempre stati molto attenti, io personalmente ero già alla terza esperienza con loro, mi sono sempre trovata bene. E poi, guardi, se fosse l'Egittoa chiedercele, le opere, dovremmo forse dire di no? Lo ripeto, questo fatto non deve tradursi precipitosamente in un limite nei confronti delle persone che amano andare in giro a visitare le mostre».
TORINO - Cade e si frantuma una testa dell'Egizio
Una testa di sovrano osiriaca, proveniente dal Museo Egizio di Torino, è andata in frantumi durante lo smontaggio di una mostra a Shizuoka, in Giappone. La testa, di un sovrano tuthmoside, misura un metro e 50 di altezza e si trovava in una pedana per essere spolverata. La corona è andata in briciole, mentre il volto è stato preservato. La testa è ora presso un laboratorio di restauro del museo. Il professor Alessandro Roccati, presidente del Comitato scientifico del museo, è preoccupato per la delicatezza dell'arenaria e per la possibilità che la scultura non possa tornare a essere quella di prima.
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