ROMA Spazio ai privati nel recupero del patrimonio culturale in stato di abbandono. È l'obiettivo di una norma confezionata dal ministero dei Beni culturali e sottoposta ieri all'esame del Consiglio dei ministri. I privati potranno ottenere in uso, dietro pagamento di un canone, il bene, ma dovranno impegnarsi a restaurarlo. La salvaguardia del patrimonio storico fa leva, però, anche sull'intervento pubblico: è stato, infatti, previsto che la quota della spesa per la realizzazione di infrastrutture destinata alla tutela dei beni culturali passi dal 3 al 5 per cento. Nella manovra è inoltre contenuto un finanziamento di 15 milioni di euro per il museo della Shoah di Ferrara. Il ruolo dei privati. Già il Codice dei beni culturali, entrato in vigore il primo maggio scorso, ha ampliato il campo d'azione dei soggetti esterni nella gestione del patrimonio culturale, che la legge Ronchey aveva limitato ai servizi museali (librerie, caffetterie, strutture di accoglienza, biglietterie). Il Codice prefigura, infatti, la gestione privata di tutte le attività finalizzate alla valorizzazione del bene, contemplando inoltre la possibilità di concedere in uso il bene stesso. È chiaro che l'appeal per i privati che intenderanno cimentarsi con una gestione allargata del patrimonio culturale è rappresentato soprattutto da beni che possono garantire un sicuro riscontro in termini di visitatori (e, dunque, di introiti) e di immagine. Esiste, però, una parte di beni che per vari motivi, ma soprattutto per mancanza di fondi, cadono letteralmente in pezzi. E che, pertanto, non hanno nessuna speranza di conquistare le "simpatie" di gestori esterni. La norma introdotta in Finanziaria ha lo scopo di incentivare i privati a farsi avanti per recuperare questa fetta di patrimonio. Si prevede, infatti, che gli immobili di pregio di proprietà dello Stato che richiedono interventi di salvaguardia siano affidati, mediante una gara pubblica, in uso ai privati, i quali si impegnano a pagare un canone di concessione, fissato dalla soprintendenza competente, e a realizzare gli interventi di restauro necessari. Le spese di restauro possono essere detratte -dal canone di concessione. Il privato può dispone del bene restaurato, nel rispetto delle esigenze di tutela fissate dalla soprintendenza. Non solo, deve anche garantire la fruizione del bene da parte del pubblico, secondo le modalità e i tempi stabiliti nella concessione o in un'apposita convenzione. A dire quali sono i monumenti che possono essere dati in uso ai privati a queste condizioni saranno i direttori regionali (gli ex soprintendenti regionali) e l'elenco sarà contenuto in un decreto del ministero. «Nell'elenco ha affermato il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani non saranno inclusi né monumenti, né musei, né tanto meno siti archeologici». Infrastrutture e cultura. Passa al 5 la quota di spesa per le infrastrutture destinata alla tutela de] patrimonio culturale. La quota è al momento del 3 ed è stata stabilita dalla Finanziaria del 2002. Per gestire queste risorse è stata costituita Arcus, la società per azioni che sta muovendo i primi passi e che può utilizzare i finanziamenti derivanti dalle infrastrutture per progetti relativi sia ai beni culturali sia allo spettacolo. Museo della Shoah. Per il 2005 è autorizzata la spesa di 15 milioni di euro altrettanti erano stati stanziati per il 2003 per la realizzazione del museo della Shoah di Ferrara, che dovrà essere gestito da una fondazione e la cui vigilanza è posta sotto il ministero dei Beni culturali.
Beni culturali: affitto con obbligo di restauro
Il ministero dei Beni culturali ha presentato una norma che prevede la possibilità ai privati di recuperare il patrimonio culturale in stato di abbandono, in cambio di un canone e di interventi di restauro. La norma è stata sottoposta all'esame del Consiglio dei ministri. I privati potranno ottenere in uso gli immobili di pregio di proprietà dello Stato, ma dovranno garantire la fruizione del bene da parte del pubblico e realizzare gli interventi di restauro necessari. La quota della spesa per le infrastrutture destinata alla tutela del patrimonio culturale passa dal 3 al 5 per cento.
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