«Non c'è bisogno di avere grandi competenze tecniche per capire che 6.000 metri cubi di costruzioni previsti alla porta di Baratti sono cementificazione; poi, affermare che la zona in cui devono essere collocati non sia di pregio è una valutazione discutibile e basata solo sulle idee e la sensibilità personale». Riprende quota la polemica alimentata dal comitato "Giù le mani da Baratti" sulla bozza del piano particolareggiato per il Golfo, e lo fa sulla scia delle recenti dichiarazioni del segretario del Psi, Stefano Ferrini che, pur condividendo le scelte previste dalla bozza di piano, aveva lasciato spazi di dubbio su alcuni punti. Ed è proprio in questi spazi che s'innesta il ragionamento degli attivisti del comitato. «Visto che il Psi è parte della maggioranza a Piombino, faccia valere questi dubbi nelle sedi opportune», scrive Daniele Quinti del comitato. «Oltre a ciò - si legge ancora - le trasformazioni che il piano prevede nella pineta, sulla costa di Baratti e a Populonia, contrastano con il carattere dei luoghi. Non si può parlare di riduzione della pressione antropica e fare due alberghi, trasformare in cemento le baracche e intervenire sulla spiaggia. Grave è anche l'idea dell'esclusività delle strutture ricettive poiché il rischio è che prevalga un turismo per pochi». "Giù le mani da Baratti" ribadisce dunque le proprie richieste, a partire dalla priorità che dovrebbero avere gli aspetti geologici, archeologici, storici, paesaggistici e culturali del Golfo. «In secondo luogo - si legge nella nota - occorre tener conto del tipo di domanda turistica riguardante Baratti, che deve restare libero e accessibile a tutti. Così com'è, Baratti attira turisti che poi utilizzano servizi dell'intero territorio. Se si snatura il Golfo questo valore verrà meno». C'è davvero volontà di apertura e di partecipazione? - si chiedono quelli del comitato - allora «si lasci perdere questo piano ripartendo dall'inizio con un percorso realmente partecipativo».