Una scatola vuota su cui è impressa a caratteri cubitali un'etichetta attraente ma dove non compare l'indicazione degli ingredienti e soprattutto dove manca il prodotto stesso. Questo è oggi il federalismo presentato come la più grande riforma senza che si riesca a capire al di là degli slogan "pubblicitari", quali siano i contenuti reali. Dopo il varo di un non ben precisato federalismo demaniale che dovrebbe trasferire agli enti locali non si sa ancora quali beni e a quali costi, in termini di manutenzione e riduzione dei trasferimenti statali, il governo ha approvato il maxidecreto attuativo sull'autonomia tributaria regionale e provinciale e sui costi e fabbisogni standard. In realtà, sul versante dei fabbisogni e dei costi il testo dice assai poco ingenerando una prima evidente contraddizione. Come è infatti possibile ragionare di aliquote, di quantità e di modulazione del prelievo fiscale senza sapere quali sono i costi e i fabbisogni? Eppure il maxidecreto configura un percorso di questo tipo; prima si definiscono le forme di prelievo e le eventuali aliquote poi si indicheranno i costi e i fabbisogni dei servizi da svolgere. In buona sostanza si procede al contrario rispetto a ciò che la logica comune imporrebbe. Tuttavia, l'asse Tremonti-Calderoli ha compreso che un simile modo di agire presentava qualche irrazionalità e ha cercato di limitare i danni spostando nel tempo gli effetti di queste misure. Si è stabilito infatti che le entrate regionali continueranno a reggersi sulla compartecipazione all'Iva, destinata a restare a lungo ben sopra il 40, nonostante le reiterate dichiarazioni di Calderoli sulla necessità di ridurla drasticamente per "responsabilizzare" cittadini e amministratori locali. Si è deciso parimenti che l'idea di aumentare la compartecipazione regionale all'Irpef dovesse essere maneggiata con estrema cura e che in futuro a crescere possano essere piuttosto le addizionali, distinte in una parte fissa e una variabile. Nessuna modifica è stata prevista pure per l'Irap: dopo le entusiastiche dichiarazioni tremontiane circa la possibilità di portare l'Irap vicina allo zero, lo stesso ministro ha capito che i 34 miliardi di euro garantiti dall'imposta sulle attività produttive, non sono affatto sostituibili. Insomma, per ora non succederà quasi nulla. Intanto però Tremonti precisa con forza che il federalismo avverrà senza aumentare la pressione fiscale e si impegna in un vero e proprio esercizio virtuale: si stabilisce che le Regioni che aumenteranno l'addizionale Irpef sopra lo 0,5 non potranno abbassare l'Irap e viceversa. Si sancisce che nessuna riduzione fiscale potrà essere maggiore dei trasferimenti statali soppressi e così via. Il maxidecreto si perita insomma in una serie di simulazioni già regolamentate non avendo, come ricordato, ancora cognizione della base di calcolo da cui partire. Per capire meglio a che punto siamo in tema di federalismo reale, basta aver presente che non solo non sono stati definiti i costi e i fabbisogni standard ma non sono state neppure individuate le Regioni che dovrebbero costituire, il benchmark, la base di calcolo di riferimento. In più, come ha notato la Ragioneria centrale, sarebbe necessario definire in maniera compiuta, accanto alle funzioni che il federalismo vorrebbe coprire con risorse statali, almeno i servizi connessi. E' dunque evidente che il federalismo avviato con una gragnola di decreti e una raffica di annunci non è una riforma ma un manifesto ideologico contro lo Stato centrale, senza una prospettiva realistica. E' un federalismo dove la pars destruens, in termini culturali, risulta efficace soprattutto come collante ideale di una serie di forze che sono al governo e, faticando a governare, vogliono esercitare anche il ruolo dell'opposizione attraverso l'attacco allo Stato. In questo senso il federalismo, per quanto vuoto, garantisce alla Lega e a Tremonti uno strumento politico efficace nell'allontanare qualsiasi critica al loro operato richiamando la semplice formula: è colpa dello Stato centrale! Quando poi lo stesso Stato centrale, governato dal centrodestra, opera tagli pesantissimi agli enti locali, la promessa salvifica del federalismo è l'unica strada percorribile per tentare di evitare la rivolta delle stesse Regioni del Nord. In quest'ottica, la scatola vuota ha molti usi.