Il ministro chiede 150 milioni di euro per reintegrare il Fus ROMA. Subito 150 milioni di euro sui prossimi tre anni per reintegrare il fondo unico per lo spettacolo, ma anche il rinnovo delle agevolazioni fiscali per il cinema (tax credit e tax shelter) e almeno 50 milioni di fondi del Lotto da destinare ai restauri. Oppure si chiude. Dopo la lite con Tremonti, l'altro ieri in Consiglio dei ministri, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi è deciso a rilanciare con una lista di richieste da mettere sul tavolo, a Palazzo Chigi, nella riunione promessa da Berlusconi per affrontare l'emergenza della cultura. Pronto a dimettersi se non ottiene il giusto, assicurano i suoi. Mentre già da oggi, partiranno le richieste di sostegno ad aziende private e pubbliche. Una cosa è certa. Con 1 miliardo e 761 milioni di tagli nel quinquennio 2008-2013, la situazione del ministero si è fatta via via gravissima. Con lo spettacolo e i teatri lirici in prima fila sul baratro, a cominciare dal Carlo Felice di Genova, che annaspa a un pelo dal fallimento. Un anno fa, a salvare la situazione, arrivò il reintegro di 60 milioni concesso in extremis della presidenza del Consiglio. Quest'anno è passata anche l'estate senza che nessuno abbia aperto i cordoni della borsa. Nel frattempo, le già magre risorse dello spettacolo sono quasi dimezzate per il 2011 rispetto al 2010 e il Fus ha subito in cinque anni tagli per 400 milioni di euro. Bondi va giù diretto: i fondi per lo spettacolo dal vivo sono scesi «dai 402 milioni dell'anno in corso ai 262 per il prossimo anno», scrive nella lettera pubblicata ieri da Il Foglio, «se le cose non cambiassero non saremmo in grado di mantenere i livelli minimi di sopravvivenza delle principali attività dello spettacolo». Difficile, in queste condizioni, anche mettere in atto la "cura" voluta dal ministro con la travagliata riforma delle fondazioni liriche. In crisi c'è il teatro genovese, ma i conti sono in sofferenza in buona parte delle 14 fondazioni liriche italiane, dall'Opera di Roma al Maggio di Firenze, il Lirico di Cagliari, il Petruzzelli. Non solo. Il cinema aspetta da mesi il rinnovo triennale di tax credit e tax shelter. Musei, biblioteche e archivi non stanno meglio. Anzi. Anche perché ad aggravare il bilancio generale del ministero, avverte la Uil di settore, «c'è un ulteriore taglio del 35 per cento previsto a tutt'oggi per il 2011, taglio che porterebbe il bilancio del ministero dall'attuale miserrimo 0,22 del Pil a meno dello 0,20. Questo significa che si dovranno chiudere il 70 per cento dei musei e il 90 per cento di biblioteche e archivi». Bondi questa volta sembra deciso a farsi ascoltare, «non vuole essere l'ultimo a chiudere la luce», dice chi gli lavora vicino. Berlusconi, riferisce lo stesso ministro, ha dato l'ok per una riunione a Palazzo Chigi.