COSA si nasconde dietro la decisione di mutare radicalmente il tracciato della linea B1 nel tratto finale che da piazzale Jonio arriverà, una volta ultimato, alla Bufalotta? Perché il sindaco Alemanno ha stabilito un nuovo percorso, del tutto diverso da quello prefigurato nel Prg, senza consultare nessuno, né i cittadini né i territori, al contrario di quanto è sempre avvenuto? Quali interessi "superiori" hanno guidato la scelta di deviare i binari del metrò verso Vigne Nuove, Casal Boccone e Cinquina, anziché farli correre lungo l'itinerario originario Tufello-Serpentara-Fidene? A chiederselo, sollevando sospetti ben più inquietanti, sono i consiglieri del Pd Massimiliano Valeriani (Comune) e Marco Palumbo (Provincia), autori di un dettagliato dossier per denunciare «la grande speculazione edilizia» che l'operazione B1 preparerebbe. «Una vicenda assai poco chiara», dicono i due esponenti democratici, «che l'amministrazione dovrebbe spiegare al più presto, a partire dal sindaco e dal presidente del IV municipio». Tutto comincia il 26 settembre quando Alemanno, visitando gli scavi della futura stazione Jonio, annuncia che la Conferenza dei servizi (riunita il 23) ha approvato il prolungamento fino a Bufalotta. A sorpresa si scopre però che il percorso non è quello conosciuto: ne è stato scelto un altro, con tutto quel che ne consegue in termini di maggior valore che - grazie all'arrivo del metrò - acquisiranno le aree ancora da edificare (per lo più di proprietà di Ligresti e di Toti) e quelle già costruite. «E qui siamo alla prima stranezza», osserva Valeriani: «Lo studio trasportistico che certifica la bontà del nuovo tracciato in quanto capace di un più ampio bacino di utenza potenziale non è stato portato a conoscenza delle istituzioni capitoline: né la Commissione Mobilità né quella Urbanistica sono mai state convocate per affrontare la questione». In realtà, secondo i due consiglieri, a spiegare molte cose sarebbe il meccanismo di finanziamento illustrato dallo stesso Alemanno: «Anche per il prolungamento della B1, Roma Metropolitane intende adottare lo schema utilizzato per la tratta RebibbiaCasal Monastero che prevede un concorso di capitale pubblico in project financing», rivelò due settimane fa l'inquilino del Campidoglio. «Grazie al Comune, che mette a disposizione tre aree pubbliche, la società privata che risulterà vincitrice del bando di gara avrà a disposizione cubature per edilizia residenziale e a servizi, e il ricavato di questo investimento potrà essere utilizzato proprio per finanziare questo nuovo tratto della metro B1». Il Campidoglio, dunque, non spenderà un euro: cederà terreni propri e diritti edificatori. «Ma qui siamo alla seconda e più grave stranezza», incalzano Valeriani e Palumbo: «Il nuovo tracciato definisce infatti una traiettoria che si attesta davanti a un'immensa area verde già oggetto in passato di appetiti e colossali progetti edificatori. Visto che per finanziare quest'ultimo tratto di metrò occorrerà far costruire ai privati edifici per 2 milioni di metri quadri, quasi 10mila appartamenti, mentre le aree pubbliche da valorizzare messe a disposizione dal Comune sono sufficienti per soli 500mila metri quadri, non vorremmo che la differenza andasse a incidere proprio su quell'area vincolata dal Prg a verde pubblico». Insomma, per i due consiglieri, «la vicenda presenta troppi lati oscuri. Roma ha bisogno di infrastrutture, ma non come pretesto per la cementificazione selvaggia. Speriamo che ora sindaco e giunta chiariscano».