Molto vantaggiose le condizioni per chi si aggiudicherà la gestione del complesso: solo 30mila euro annui. Tempi duri per il ministero dello Sviluppo economico. Non bastavano le ipotesi leghiste - quanto mai concrete - di trasferire uffici e impiegati a Monza, nella splendida cornice della Villa Reale. Adesso ci si mettono anche le amministrazioni locali. Una volta in Lombardia, infatti, il dicastero guidato da Paolo Romani rischia di dover pagare un salatissimo affitto. Tutto perché il complesso voluto da Maria Teresa d'Austria finirà presto nelle mani di un privato. Già ieri, il Riformi sta aveva raccontato il progetto del Carroccio di portare il ministero in Brianza. Una decisione maturata dai dirigenti del partito dopo tre sopralluoghi avvenuti la scorsa estate. A luglio avevano visitato la Villa Reale il leader della Lega Umberto Bossi con il figlio Renzo. Poi le ispezioni del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e di quello dell'Economia Giulio Tremonti. Insieme a loro, svela oggi un testimone, era presente anche Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo e della Banca Popolare di Milano. A confermare l'ipotesi di un ministero a Monza erano stati gli stessi ministri leghisti. Pur senza pubblicizzare troppo la vicenda, a fine luglio i dirigenti del Carroccio avevano spiegato ai cronisti locali che l'intenzione era quella di riqualificare la Villa Reale, per ospitare la sede decentrata del dicastero dello Sviluppo economico. Il trasferimento del dicastero in Brianza non è l'unica novità. Parallelamente, il Consorzio che gestisce la Villa e il Parco - di cui fanno parte il comune di Monza, la Regione Lombardia, il Ministero dei Beni Culturali e, da circa un mese, anche il comune di Milano - è pronto ad assegnare la gestione dello splendido complesso a una società privata. Il bando per la gara di appalto relativa alla riqualificazione della Villa risale a più di un anno fa. I dettagli dell'operazione, però, sono emersi solo nello scorso giugno. II progetto di restauro del corpo centrale della Villa prevede una spesa di 23 milioni di euro. Diciotto a carico della Regione Lombardia. I rimanenti cinque, finanziati dal privato che si aggiudicherà il bando (il nome sarà svelato il prossimo dicembre). In cambio, la società vincitrice avrà diritto alla gestione tutto il corpo centrale, il cortile d'onore e parte dell'ala nord della Villa - per un totale di circa 9mila metri quadrati - per i prossimi trent'anni. Particolarmente vantaggiose, e discutibili, le condizioni di gestione. II privato avrà infatti l'obbligo di mettere a disposizione del Consorzio una parte degli spazi gestiti solamente 36 giorni l'anno. Costo dell'operazione: un canone annuo di 30mila euro (più o meno quello di un bell'appartamento nel centro di Monza) e lo 0,5 per cento sui ricavi. Attualmente la gestione della Villa Reale è piuttosto complessa. Solo all'interno del comune monzese sono almeno tre i soggetti titolati a intervenire: il sindaco Marco Mariani (presidente del Consorzio), l'assessore alla Villa Alfonso Di Lio e l'assessore all'annesso Parco, Pierfranco Maffè. Solo due, invece, i dirigenti del Consorzio. Tra questi il direttore generale Pietro Petraroia (ex direttore della direzione Culture in Regione, nominato direttamente - così prevede lo statuto - dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni). «Due dirigenti che di fatto non dirigono nessuno - denuncia il presidente del gruppo consiliare del Pd Roberto Scanagatti - dato che nessun dipendente comunale è stato ancora trasferito al Consorzio. Eppure parliamo di stipendi sull'ordine delle centinaia di migliaia di euro all'anno». Il ruolo principale nella gestione dell'immobile spetta però a Infrastrutture Lombarde Spa, una società a totale partecipazione pubblica chiamata a rappresentare la Regione Lombardia all'interno del Consorzio. «In pratica - racconta Scanagatti - sono loro a gestire tutta la vicenda. Il Comune di Monza, nonostante abbia la titolarità del 50 percento della Villa e del parco annesso, non conta quasi nulla». Non è un caso che nel giugno scorso i consiglieri dell'opposizione hanno scoperto i dettagli del singolare bando proprio durante l'audizione dell'amministratore delegato di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni.