Scrive in un articolo sul Foglio il ministro della Cultura Sandro Bondi: «Nel corso del Consiglio dei ministri di ieri ho rivolto un appello affinché tutti siano consapevoli della gravità della situazione». La situazione grave è quella delle «risorse per lo spettacolo dal vivo, scese da 402 milioni a 262 milioni di euro per il prossimo anno. Se le cose non cambiassero - scrive ancora il ministro - non saremmo in grado di mantenere i livelli minimi di sopravvivenza delle principali attività dello spettacolo. Siamo già alle prese con il rischio di chiusura dei teatri storici e della messa in cassa integrazione dei lavoratori dello spettacolo, come dimostra il caso del Carlo Felice di Genova». Ora, un ministro non rivolge appelli durante il Consiglio dei suoi pari. O accetta i tagli, perché li considera giustificati e congrui, o se non li accetta li impedisce, usando le sue buone ragioni e il suo rango di ministro. Se non fa né l'una né l'altra cosa, ma ne scrive con sbigottimento su un giornale, vuol dire che è un ministro inutile e che forse sarebbe meglio se passasse la mano a qualcuno un po' più tosto.
A che cosa serve il ministro Bondi?
Scrive in un articolo sul Foglio il ministro della Cultura Sandro Bondi: Nel corso del Consiglio dei ministri di ieri ho rivolto un appello affinché tutti siano consapevoli della gravità della situazione. La situazione grave è quella delle risorse per lo spettacolo dal vivo, scese da 402 milioni a 262 milioni di euro per il prossimo anno. Se le cose non cambiassero - scrive ancora il ministro - non saremmo in grado di mantenere i livelli minimi di sopravvivenza delle principali attività dello spettacolo. Siamo già alle prese con il rischio di chiusura dei teatri storici e della messa in cassa integrazione dei lavoratori dello spettacolo, come dimostra il caso del Carlo Felice di Genova. Ora, un ministro non rivolge appelli durante il Consiglio dei suoi pari. O accetta i tagli, perché li considera giustificati e congrui, o se non li accetta li impedisce, usando le sue buone ragioni e il suo rango di ministro. Se non fa né l'una né l'altra cosa, ma ne scrive con sbigottimento su un giornale, vuol dire che è un ministro inutile e che forse sarebbe meglio se passasse la mano a qualcuno un po' più tosto.
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