Rischiano di prendere la strada per la Svizzera le carte e i libri di Lalla Romano, la scrittrice piemontese di Demonte che ha vissuto molti anni a Milano, dove è morta il 26 giugno del 2001. L'allarme arriva dal marito della autrice de Le parole tra noi leggere. A tre anni dalla scomparsa della Romano, Antonio Ria lancia anche un appello perché l'appartamento di via Brera sia trasformato in casa-museo e diventi un centro studi aperto ai visitatori e agli studiosi, e tenuto vivo grazie a una fondazione. «Tutto è rimasto come l'ha lasciato Lalla», ricorda Ria. «I suoi oggetti, i suoi ventimila libri, soprattutto le sue carte». «Ho bussato a tante porte», continua Ria, «anche il presidente Ciampi è intervenuto con il ministero per i Beni culturali, e qualcuno è venuto a vedere e valutare il materiale lasciato da Lalla. Poi, da mesi, più nulla». «È scoraggiante», continua, «che una importante riunione convocata da monsignor Gianfranco Ravasi, alla biblioteca Ambrosiana, sia andata pressoché deserta, eppure erano stati invitati una quindicina di illustri studiosi e amici di Lalla». Nel frattempo da Lugano la proposta: porti tutto qui da noi. «È proprio quello che non voglio. Una tentazione che continuo a respingere», dice Ria. Nella casa di via Brera le cose più preziose sono chiuse in un armadio. C'è la lunga corrispondenza con gli amici autori della casa editrice Einaudi, a cominciare da Pavese e Calvino. E centinaia di scritti, alcuni inediti, che bisogna rivedere, annotare, contestualizzare: spesso sono interventi orali, già trascritti e rivisti dalla scrittrice, che richiedono un editing. Compresi gli ultimi fogli scritti da Lalla Romano, già cieca, che riempiva di brevi frasi, quasi aforismi, tanti fogli bianchi che il marito le preparava e poi subito trascriveva a matita. «Non oso neppure metterci mano», dice Ria. «Ho paura di fare pasticci, di vanificare un futuro e possibile lavoro di veri esperti e studiosi». Le prime sommarie ricerche hanno portato alla luce piccoli tesori di Lalla non solo scrittrice, ma anche disegnatrice. «Il manoscritto di Diario di Grecia, per esempio, ripubblicato un anno fa insieme a Le lune di Hvar e altri racconti di viaggi, è fitto di disegni dei luoghi di cui Lalla aveva scritto», racconta Ria. Ma tutto resta per ora chiuso dietro le tapparelle abbassate della casa di Lalla Romano, davanti all'Accademia di Brera. «Non mi importa che sia ricordato il mio nome - notò la Romano in uno dei suoi ultimi testi Dedicato a Cuneo - ma che siano letti i miei libri e conservati i miei quadri. Considero importante l'aspetto morale dell'opera, non quello della vita dell'autore».