Oggi si celebra la Giornata del Contemporaneo: il direttore di Artefiera invita a scoprire quanto esso faccia parte della nostra quotidianità e del nostro domani La sesta «Giornata del Contemporaneo Amaci», che oggi si svolge a Bologna e in tuttItalia, si apre con un documento che accusa le precarie condizioni in cui versano i musei darte contemporanea. Vi si adeguerà Gianfranco Maraniello, in una conferenza alle 17 nel museo di via Don Minzoni, soffermandosi sulla «Breve storia del Mambo», di cui è direttore, e su come si possano trovare modalità diverse di operatività del museo, paradossalmente anche a porte chiuse. Ma frequentando le gallerie, i musei, gli spazi alternativi che aderiscono alla giornata si potrà capire come la vitalità del contemporaneo vada oltre i pur giusti gridi dallarme delle istituzioni. Ne è convinta anche Silvia Evangelisti, direttore artistico di ArteFiera. «Intanto plaudo a questa iniziativa, uno dei rari momenti nazionali in cui si riescono a scavalcare quei muretti di personalismo che ognuno erige intorno al suo orticello. La Giornata chiarisce come la cultura contemporanea sia un territorio articolato e vasto, con anfratti e picchi. Ma è la nostra quotidianità, il nostro oggi e il nostro domani». È però un patrimonio che talora viene percepito come ostile, tanto che la politica sembra disinteressarsene. «È sempre successo che le avanguardie non venissero capite, ma sempre gli avamposti precedono le masse, lesercito. La politica farebbe bene a tenerne conto. Dovrà farlo, prima o poi». Intanto ci sono i tagli del Governo alla cultura e, a volte, le disattenzioni di chi amministra. «È un male tutto italiano, se pensiamo che in Francia Sarkozy ha tagliato ovunque ma non in questo settore. I musei devono poter programmare per due o tre anni. Se non hanno i mezzi, non possono far nulla. Basterebbe capire che queste istituzioni fanno parte di un processo di crescita culturale del Paese e la politica deve metterli alla prova. Se ne occupi, ne discuta le linee e i programmi, ma interagisca. I progetti vanno pensati insieme a chi li finanzia, ma non servono assessori che dicano quali mostre fare, piuttosto assessori che diano delle strategie. Parliamo di come salvarli prima di trovarci in piazza per protestare perché hanno chiuso». Larte contemporanea non può prescindere dal mercato e dalle gallerie. In sofferenza pure loro? «Le gallerie soffrono da due anni e mezzo, ma la qualità regge. È significativo che i prezzi non siano stati ribassati e non si siano svenduti i tesori di famiglia. E il modo giusto per affrontare il futuro, una volta che la crisi sarà passata. Ci sono dei dati che in qualche modo ci confortano e con il sacrificio di tutti credo che ce la potremo fare».