Le motivazioni della Corte VENEZIA Qualcuno a palazzo Barberini è di sicuro saltato sulla sedia: la bocciatura di Vittorio Sgarbi alla guida del polo museale veneziano da parte della Corte dei Conti è netta. E non solo. Le possibilità di un ritorno in laguna del critico ferrarese sono sempre più basse. Per la «Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo» infatti manca del tutto «il presupposto oggettivo in base al quale si giustifica il ricorso a un soggetto estraneo alla dirigenza, visto che c'è abbondanza di personale munito della preparazione necessaria a guidare il polo veneziano». Non ci vuole un traduttore simultaneo per capire che il curriculum dell'attuale soprintendente dell'Opificio delle pietre dure di Firenze Isabella Lapi Ballerini e quello dell'ex soprintendente di Verona, Rovigo e Vicenza Fabrizio Magani (la cui nomina era stata stoppata proprio per fare posto a Sgarbi) è considerato dal collegio di magistrati contabili guidato da Fabrizio Topi più «ricco e di riconosciuta esperienza» rispetto a quello del critico. Non ha inoltre giocato a favore di Sgarbi che Lapi Ballerini e Magani quel curriculum l'abbiano anche presentato nei tempi giusti mentre quello del critico è arrivato sul tavolo del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi a concorso già chiuso. D'altro canto anche se l'avesse consegnato in tempo, Sgarbi è a tutti gli effetti un funzionario del ministero in aspettativa da oltre venti anni e, ai fini di un possibile concorso interno, non ha neanche lontanamente i titoli ministero ha forzato per ottenere l'incarico, visto che non ha mai ricoperto un ruolo di tipo dirigenziale. Ma non basta. La Corte ha sottolineato che attualmente le casse statali non sono così piene da potersi permettere un consulente esterno quando «il ministero dispone già di personale competente» e di fatto già stipendiato per ricoprire quel molo. «Per ragioni di contenimento della spesa - scrivono i giudici - il ricorso a contratti al di fuori dei moli dirigenziali deve essere applicato solo in casi eccezionali per fornire alle amministrazioni quelle professionalità indispensabili, delle quali esse siano carenti». Ma non è questo il caso, appunto. La nomina di Sgarbi dunque è «ingiustificabile» per la Corte, anche se lo stesso Bondi (che si è assunto personalmente la responsabilità della nomina) ha insistito sulla necessità di «avvalersi di un soggetto dotato di spiccate capacità manageriali e in grado di sviluppare rapporti con i media». In attesa dei prossimi passi del ministero, la Uil Beni Culturali, che aveva fatto una dura campagna anti-Sgarbi, esulta: «Il giudizio è netto - dice il sindacato - è evidente che il ministero ha fatto una forzatura sulle regole e sulla valutazione dei dirigenti. Quelli che ci sono hanno più titoli di Sgarbi che dirigente non è».