Facciamo largo ai giovani: io posso mettere a disposizione, se serve, la mia esperienza «Basta con i commissari che vengono da altri mondi, Pompei ha bisogno di tornare alla sua normalità, cioè alla cultura. Oggi valgono altre regole e i risultati si vedono». La voce severa e ammonitrice è di Pietro Giovanni Guzzo, il soprintendente che venne mandato a casa il 31 agosto del 2009, due mesi dopo aver ricevuto dall'Accademia dei Lincei un premio per il lavoro svolto a Pompei. Da allora è iniziato un ciclo nuovo che avrebbe dovuto favorire la «rinascita» di Pompei, annunciata dal premier Berlusconi e rivendicata a più riprese dal ministro Bondi. Gli obiettivi raggiunti, però, secondo Guzzo, che continua a subire molte critiche, non sono stati pari ai soldi profusi e in più si è assistito al varo di una sorta di Disneyland pompeiana che ha avuto il suo punto più alto nella casa di Giulio Polibio poi interessata dal crollo di una trave. In questo lasso di tempo Guzzo si è tenuto in disparte, ma ora ha deciso di non sottrasi alle domande del giornalista. La sua ricetta è drammaticamente semplice: «A Pompei serve un soprintendente che venga dal mondo culturale, che sia di ruolo ordinario ma abbia gli stessi poteri attribuiti al commissario». Sembra facile, ma non lo è come testimoniano le adesioni straripanti comparse in questi giorni sul sito «Stop killing Pompei ruins». Nel mondo si piange il degrado irreversibile del sito archeologico più amato ma da noi si continua a mostrare indifferenza e a ripetere che tutto va bene madama la marchesa. Ma non la pensa allo stesso modo anche una guida che non va a caccia del turista, ma è inserita in un circuito che lavora alla luce del sole: «Normalità sostiene Franco vuole dire curare la manutenzione di ogni giorno, servono meno muratori e più restauratori accreditati, meno puntelli (ci sono ancora quelli del terremoto di 30 anni fa), meno chiodi a pressione che bucano pareti provatissime, meno insegne in puro stile californiano e servizi più curati di quelli fatti recentemente». Luigi Necco, freschissimo responsabile del servizio cultura del Pd provinciale, è più tecnico ma ugualmente incisivo: «Quando c'erano i soldi hanno fatto il Teatro grande che era funzionale al progetto di delegare alla protezione civile la gestione della cultura e dello spettacolo, ma ora i nodi vengono al pettine. Ed è giusto deplorare l'eccesso di servizi aggiuntivi che filano lungo binari più scorrevoli». Ma contro questa tesi si scaglia la senatrice del Pdl Diana De Feo che difende, al contrario, i risultati della gestione commissariale. E ora ritorniamo nella città degli scavi. Ieri è stato il primo giorno di lavoro del nuovo soprintendente, la signora Jeannette Papadopoulos, ma l'attesa di novità è andata delusa perché il funzionario si è barricata nel suo ufficio e ha detto che incontrerà i giornalisti solo tra qualche giorno. Speriamo bene, anche se è arduo convincersi che un solo soprintendenrte possa gestire un'area archeologica che va da Sorrento a Cuma passando per le isole. Guzzo dice che non è possibile («Bisogna rinvigorire Pompei e riorganizzare il Museo Archeologico di Napoli che deve essere il terminale del territorio culturale») e Necco rincara la cose: «Basta prendersi in giro, servono due Soprintendenti». Entriamo nella città degli scavi dalla porta Marina e il primo impatto dolente lo subiamo al cancello della casa del Poeta tragico dove c'è il famoso mosaico del «Cave canem» fatto comporre dal proprietario. È pericolosamente inclinato, alcune tessere sono saltate e i turisti che hanno occhi per vedere e sensibilità per capire restano esterefatti anche perché passano in una zona tutta transennata nella quale s'impatta in una serie di puntelli di ferro che con il brutto tempo si sono pericolosamente arrugginiti. Pare che resistono dal terremoto dell'80. Un altro scandalo è la chiusura delle Terme Suburbane. «La chiusura dura da otto anni dice sempre Franco e il turista che ha voglia di immergersi nell'atmosfera della Pompei prima della distruzione viene tolto un contributo fondamentale». A conti fatti l'unico intervento ineccepibile è il percorso per i portatori di handicap. Nonostante tutto, però, i turisti sono sempre lì a dimostrare l'eccezionalità del sito. In un martedì feriale, senza crociere in giro per il golfo, ieri si contavano a migliaia e avrebbero meritato migliore sorte. Pompei, ad esempio, è uno dei pochi siti al mondo dove si fa ancora la fila per il biglietto d'ingresso e anche quei pochi che riescono a comprare on line il ticket sono tenuti a mettersi in riga per ritirarlo. Capita anche questo e Pietro Giovanni Guzzo ha una spiegazione che convince: «L'obiettivo che mi ero proposto era aprire Pompei e gli altri siti vesuviani al mondo, avevamo stretto un rapporto proficuo ad Ercolano con la Fondazione Packard e altrettanto potremmo fare ora con la postazione dell'Ermitage di San Pietroburgo che si è insediata a Stabiae. Questa è la strada, riprendiamola». Con lei soprintendente? «No, facciamo largo ai giovani, io posso mettere a disposizione, se serve, la mia esperienza».
Guzzo: a Pompei uomini di cultura. Il degrado del sito più importante al mondo
Il soprintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, ha espresso la sua opinione sull'attuale gestione del sito archeologico. Secondo lui, la situazione è drammatica e il sito sta subendo un degrado irreversibile. Guzzo sostiene che la gestione attuale non è sufficiente e che è necessario un cambio di direzione. Ha anche criticato la presenza di Disneyland a Pompei e ha chiesto la nomina di un nuovo soprintendente che sia di ruolo ordinario e abbia gli stessi poteri del commissario. Guzzo ha anche espresso la sua disponibilità a mettere a disposizione la sua esperienza se necessario.
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