Faccia a faccia a Roma, il sindaco minaccia di andarsene. Poi l'apertura anche su Uffizi e musei Un quarto d'ora di fuoco incrociato. Non è iniziato sotto i migliori auspici il tanto atteso incontro tra il ministro Bondi e il sindaco Renzi. Tanto che dopo il primo round la riunione stava per chiudersi lì. Con il sindaco pronto ad alzarsi dalla sedia. Nonostante la riunione apripista di martedì del gruppo Pdl fiorentino, che ha anticipato a Sandro Bondi i temi caldi dei beni culturali per i quali Firenze attende una risposta concreta dal governo, tra Matteo Renzi e il ministro sono state, più che scintille, fiammate. Bondi ha attaccato Renzi, accusandolo di fare una politica di sola propaganda. Apriti cielo. Il ministro non ha buttato giù il rospo della guerra sulla proprietà del David. E' la questione per la quale si è scagliato contro il sindaco. Che, senza timori reverenziali, ha replicato tono su tono, dichiarandosi pronto ad alzarsi e andare via se il registro dell'incontro avesse dovuto proseguire così. Sul David Renzi ha individuato negli uomini di Bondi, i principiatori della disputa. Per placare i toni sono intervenuti il sottosegretario Bonaiuti e un incredulo Vittorio Sgarbi, per la prima volta paciere anziché aizzatore di risse. A Bondi non è piaciuta la definizione giullaresca di «ministro buffo», ma più che di questioni lessicali il ministro ha fatto capire chiaramente di non aver gradito di essere stato messo alle strette dal sindaco che lo ha martellato su tutte le questioni culturali mai risolte, dalla Biblioteca Nazionale ai Grandi Uffizi al Parco della musica alla compartecipazione delle spese per il mantenimento dei musei e via dicendo. Dell'irriverenza il sindaco «rottamatore» ha ormai fatto bandiera e davanti a Bondi non ha fatto una grinza. Come a dire: io difendo Firenze e qui non è in ballo una questione personale tra me e il ministro. In ogni caso, dopo la «risciacquata» è iniziato il dibattito, un incontro durato poco più di un'ora. Con buone notizie per Firenze. O meglio, con buoni propositi. Delle promesse ormai non si fida più nessuno. Il sindaco si è presentato da solo, con il ministro Bondi c'erano il sottosegretario Paolo Bonaiuti, Roberto Cecchi (direttore generale per i Beni storico, artistici ed etno-antropologici del ministero), il capo di Gabinetto del ministro Salvatore Nastasi, Mario Resca (consigliere per le politiche muse- ali del ministero) e Vittorio Sgarbi. Sul tavolo tutti i temi irrisolti della cultura fiorentina: il completamento del nuovo Parco della Musica, i lavori eterni per la realizzazione dei Grandi Uffizi, la partecipazione al mantenimento dei musei, l'Accademia della Crusca. Sul Parco della Musica è stato Bonaiuti, con il sottosegretario Letta, a spingere sull'acceleratore per ottenere da Tremonti i 190 milioni che servono al completamento del secondo lotto dell'opera che altrimenti resterebbe monca, un'altra grandissima e inutile incompiuta. Non ci sono grandi disponibilità economiche, ma al Maggio, pare di capire, va la priorità assoluta. Bondi ha poi promesso un'accelerazione dei lavori di completamento dei Grandi Uffizi e ha ammesso la necessità di un impegno da parte del governo per la compartecipazione alle spese del mantenimento dei musei (il biglietto unico è già una realtà, partirà il primo novembre). E' stato deciso che si apriranno i tavoli tecnici e questa è la notizia peggiore, perché quando si annunciano i tavoli, i discorsi si fanno sempre molto lunghi. I soldi sono pochi, ma la partita fiorentina sta a cuore anche al governo e di quelle risicate finanze qualcosa dovrà cadere qui.