Più investimenti, turismo e liberalizzazioni, ma meno tasse: i sogni del presidente della Ferrari Il pro ramma elettorale di Luca Montezemolo; svela le sue proposte per il dopo-Berlusconi "I love Italy", dice Luca Cordero di Montezemolo. «Peccato che all'estero l'immagine e la considerazione dell'Italia siano cadute così in basso». La colpa? «Di tutti». E allora? «Il Paese sta dormendo, bisogna svegliarlo. Dobbiamo darci obiettivi ambiziosi, porci traguardi entusiasmanti, avere dei sogni da realizzare». È come se parlasse davanti a una platea di suoi potenziare elettori: «I have a dream, ripete con insistenza e potrebbe essere lo slogan della sua campagna elettorale, come Walter Veltroni propose «We can»: Invece Montezemolo (giacca grigia, cravatta blu) parla agli studenti della John's Hopkins University, ateneo americano per chi studia relazioni internazionali, che ha a Bologna la sede per l'Europa. Uno studente gli domanda: «E' un sogno anche la stabilità politica in Italia?». «Instabilità?» risponde, «ma se è dal 1994 che, in pratica, abbiamo lo stesso premier. Siamo fermi ai tempi di Reagan e della Thatcher. In Italia c'è stabilità, quella che manca è la dinamicità». Prevede elezioni a breve? «Spero di no, con tutti i problemi che abbiamo ci mancano solo le elezioni. Il governo ha avuto un ampio consenso elettorale e ha il dovere di governare affrontando le questioni che si stanno accumulando. Se non ci riesce allora è meglio voltare pagina e gli elettori non potranno non tenere conto di questa incapacità». Luca di Montezemolo boccia la politica economica di Giulio Tremonti: «Abbiamo un debito pubblico immane ma non si può bloccare tutto, anche gli investimenti. Inoltre si ha l'impressione che il debito pubblico sia a volte una scusa per non fare le riforme, ci si è fermati sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, provvedimenti a costo zero. Faccio un esempio. Ho accettato l'avventura di entrare nel settore delle ferrovie, ho investito milioni di euro (tra cui 140 ogni anno versati allo Stato per usare la rete), sto creando 1.000 posti di lavoro, non ho un euro di contributo pubblico ed ecco che mi trovo di fronte a un concorrente che è anche il proprietario della rete e che non mi dà risposte e mi boicotta. Manca un'authority, è come se la mia squadra di calcio giocasse con in campo un arbitro che è anche l'allenatore della squadra concorrente. Questo per sottolineare che gli investitori ci sono e quindi le infrastrutture possono migliorare senza aumentare il deficit pubblico però bisogna liberalizzare davvero, cambiare un sistema bloccato e clientelare che sta condannando i giovani.. Altri soldi potrebbero essere recuperati, secondo il presidente della Ferrari, con una lotta più seria all'evasione e acquisendo valuta rilanciando il turismo. «Possibile che Pompei sia ridotta così?», dice, «affidiamone la gestione per qualche tempo a un privato. E un esempio come tanti. Ma alcuni gioielli del Belpaese potrebbero calamitare eserciti di stranieri e invece giacciono quasi dimenticati.. Ipotizza un programma di governo: «Fissiamo alcune priorità e le realizziamo in 5 anni, non in 10 o in 20. Liberalizzazioni (anche a livello locale), meno burocrazia, abbassamento delle tasse che schiacciano produzione e buste-paga, gli ammortizzatori sociali non più sussidi ma accompagnamento alla riconversione a nuovi lavori, regole stringenti che lascino la politica fuori da dove non le compete e premino il merito (il merito deve diventare il core business della società), l'immigrazione non va affrontata col pietismo, ma con la consapevolezza che abbiamo bisogno degli immigrati e che essi sono cittadini e debbono rispettare le leggi, cioè hanno diritti e doveri, va poi riconosciuto che chi nasce in Italia da genitori immigrati è cittadino italiano, infine bisogna rilanciare l'Unione Europea integrando le politiche dei singoli Stati perché occorre una dimensione continentale per giocare un ruolo nella globalizzazione. Il programma elettorale è bell'e fatto. «I have a dream", ripete. Si presenterà come l'uomo del nuovo rinascimento, colui che ridarà slancio a un Paese sfinito. Berlusconi è il passato, i dossier e i litigi sono un boomerang per la classe politica, la crisi sociale rischia di esplodere, la ripresa che va al rallentatore rende insopportabili i lacci e lacciuoli: l'uomo della provvidenza potrebbe arrivare in Ferrari. Per gli aspiranti politologi della John's Hopkins, guidati da Kenneth H. Keller, docente di scienza della politica, proveniente dall'università del Minnesota, Montezemolo è già in campo. Alla fine della sua lezione azzardano uno scenario: elezioni nel 2011 con Montezemolo a capo di uno schieramento dall'Udc al Pd. Vince nettamente su Berlusconi, indebolito dalla vicenda Fini. A questo punto il Pdl quasi si frantuma e Gianfranco Fini col suo partito diventa leader dell'opposizione. I due schieramenti non saranno più in guerra (come ora) ma si scambieranno favori, un pizzico di consociativismo e anche un nuovo capitolo della politica italiana.