La leggenda Van Gogh sbarca a Roma al Complesso del Vittoriano. Con qualcosa di più. La mostra Vincent Van Gogh, Campagna senza tempo Città moderna, curata da Cornelia Homburg permette infatti di far luce su alcuni aspetti inediti della produzione del pittore olandese, contribuendo a far piazza pulita dei luoghi comuni che spesso lo accompagnano. Sembra incredibile che l' artista più amato del Novecento, probabilmente anche il più studiato e comunque colui che, con la sua vita drammaticae la sua pittura impetuosa, carica di espressività e di pathos, ha ispirato fiumi di inchiostro e chilometri di pellicola, abbia ancora qualche zona da scoprire. Eppure è così. Viene qui indagato l' ancora inesplorato rapporto tra città e campagna, che si rivela costante nella sua pittura dagli esordi fino agli ultimi, tragici giorni che lo vedono togliersi la vita nel 1890 a soli 37 anni. In una specie di match che mostra tutta l' essenza simbolica, carica di significati di questi spazi. Paesaggi, certamente. Ma anche luoghi dello spirito. Van Gogh è considerato uno dei più straordinari e originali interpreti dell' ambiente rurale. E non c' è dubbio sia così. Tutti sanno che il suo capolavoro giovanile, I mangiatori di patate, trasforma in eroi dalle membra deformate di una fatica senza tempo, un gruppo di contadini ritratti intorno a un tavolo nella loro umile casa. Ma questo è soltanto un lato del suo sguardo sul mondo. Già agli inizi della carriera, e non soltanto negli eroici anni parigini, l' artista si lascia sedurre dalla città che per lui significa movimento, progresso, irrompere della modernità. Mentre la campagna, con il susseguirsi delle stagioni, il lavoro nei campi, il sole che sorge e tramonta, è il luogo del ripetersi immutabile degli eventi, di una rassicurante circolarità, lo spazio urbano ha il sapore di ciò che è nuovo. E quindi attrae e, nello stesso tempo, crea repulsione. E tra la realtà rurale e quella cittadina c' è un mondo incerto, di passaggio, a cavallo tra i due: il sobborgo, la periferia.E anche questo diventa un grande palcoscenico su cui lavorare, dove le differenze si specchiano, le contraddizioni si esaltano, o magari finiscono per mostrare una loro segreta affinità. Questo viaggio tra città e campagna, che l' artista ha afferrato con occhio nostalgico oppure inquieto, ma comunque con la foga di chi sta cercando qualcosa di più di una semplice rappresentazione del reale, perché insegue un senso e, addirittura, una verità, attraversa paesaggi, campi e ciminiere, strade, parchi cittadini, cascine. Entra anche nelle case e mostra i volti di chi le abita: da quelli dei contadini, dei tessitori del suo periodo olandese, scuro e bituminoso, fino alla Vecchia Arlesiana, dipinta ormai con la tavolozza chiara che Van Gogh conquista in Francia a contatto con la pittura impressionista, e al Giardiniere, immerso in un paesaggio giallo, come costruito da sole e grano. E poi c' è lui. Il suo sguardo da genio sregolato, ma anche consapevole del suo valore, punge il cuore di chi guarda in tre capolavori che lo inquadrano, alternativamente ma con la stessa fierezza, come un cittadino elegante e sofisticato o come un semplice uomo di campagna con il cappello di paglia e la pipa. Sono dipinti tra il 1886 e il 1887, anni memorabili per Vincent che proprio nell' 86 lascia l' Olanda e arriva in Francia dove scopre la potenza del colore puro, della luce e di una pennellata libera e veloce, rivoluzionando non soltanto il suo modo di dipingere ma, anche, per sempre, tutta la pittura del suo tempo. Passato il ciclone Van Gogh, niente sarà più lo stesso. La qualità dell' esposizione non è soltanto nell' infilata di capolavori che provengono dai più importanti musei del mondo, (dal Van Gogh Museum naturalmente, ma anche dal Solomon R. Guggenheim, dal Louvre, dall' Art Institut of Chicago, dal Rijksmuseum e da molti altri ancora), ma nella coerenza e nel rigore del percorso espositivo in cui ogni opera è come il tassello di un mosaico, il capitolo di un romanzo. Non c' è un quadro che esca dalla partitura. E i due soggetti scelti, il loro scontrarsi e incontrarsi restituiscono il pittore a tutto tondo, attraverso un settantina di opere autografe. A cui se ne aggiungono quaranta degli artisti che lo hanno influenzato: dagli olandesi come Anton Mauve e Anthon Van Rappard al François Millet che lui chiamava père. E poi i capolavori di Paul Gauguin che vive con Van Gogh una breve stagione di comunione di intentie di lavoro, terminata drammaticamente a Arles, di Paul Cézanne, Camille Pissaro fino a Georges Seurat e Paul Signac che lo introducono al divisionismo. Tra gli amori dell' olandese va ricordato Honoré Daumier di cui Van Gogh copiai Quattro bevitori inserendovi però un particolare significativo per l' idea della mostra: il profilo di una città con il fumo delle ciminiere. Ecco la sua oscurità nei primi paesaggi in cui sembra sempre che stia per arrivare il temporale. È una campagna, quella dipinta in Olanda, difficile, grigia, fatta di ombre. Eppure per Van Gogh le case coloniche, le cascine dai tetti di paglia resteranno per sempre edifici protettivi, come "nidi di uccelli". Li ritroverà a Saint Remy e a Auvers-sur-Oise e li inquadrerà ancora, sebbene con un fare rapido e un colore puro e totalizzante ormai completamente diversi. Albe, tramonti, torri nella nebbia, contadini che sorgono dalla terra come alberi nodosi sono i soggetti del primo Van Gogh. Non li abbandonerà mai. È il suo stile che cambia, diventando inconfondibile. Ci sono momenti di pace e serenità come nel Ponte sulla Senna d' Asnières, dove si intravede il fumo delle ciminiere di una città che qui, stranamente, non è minacciosa, perché tutto è rosato e sul fiume passano anche le barche. O negli Albicocchi in fiore, i Cipressi con figure, le coppie nei parchi. Ma c' è sempre, in agguato, l' occhio allucinato, la mano febbrile che costruisce l' immagine a vortice, come fosse investita da un vento impetuoso. E sul Seminatore che naviga incerto in un campo blu di notte incombe la città che si allarga, a volte abbracciando, più spesso minacciando. Così nello stesso quadro si incontrano i due temi paralleli: cittàe campagna. Che altro non sono che il destino dell' uomo.
VAN GOGH E I SUOI MAESTRI
La mostra "Vincent Van Gogh, Campagna senza tempo Città moderna" al Complesso del Vittoriano a Roma esplora aspetti inediti della produzione del pittore olandese. La mostra mette in luce il rapporto costante tra città e campagna nella sua pittura, dai primi anni di carriera fino agli ultimi giorni. Van Gogh è considerato uno dei più straordinari interpreti dell'ambiente rurale. La mostra presenta 73 opere autografe, tra cui capolavori come "I mangiatori di patate", "Il Giardiniere" e "Il Seminatore". La mostra non è solo una raccolta di capolavori, ma un percorso espositivo coerente che mostra il viaggio del pittore tra città e campagna.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo