Dal meno 10 per cento del Mart di Rovereto al meno 30 che accomuna la Gam di Torino al Man di Nuoro e alla GC.AC di Monfalcone. Per non parlare del Mambo di Bologna e del Madre di Napoli che vedono seriamente compromesso il futuro della loro attività. I tagli ai finanziamenti pubblici rischiano di paralizzare i musei italiani d' arte contemporanea. Che ieri hanno levato un comune grido di allarme. L' Amaci, l' associazione che ne raggruppa i principali 26, ha presentato a Roma un documento in cui denuncia i rischi di ulteriori riduzioni di fondi. L' occasione è il lancio della sesta edizione della Giornata del contemporaneo, prevista per questo sabato. Un appuntamento che apre gratuitamente al pubblico 1031 tra musei, gallerie e luoghi dedicati all' arte di oggi. Ma l' immagine simbolo scelta per quest' anno un' Italia composta da cocci di vetro ideata da Stefano Arienti - sintetizza bene la fragilità del momento. «Da un lato c' è una crescente domanda di arte contemporanea. Dall' altro i centri trainanti, Milano, Torino, Bologna e Roma, continuano a subire tagli», spiega Gabriella Belli, presidente dell' Amaci, ma anche direttore del Mart di Rovereto. «Questo paese ha parlato troppo il linguaggio dell' antichità. I musei d' arte contemporanea che a seconda dei casi dipendono in parte da comuni, provincee regioni, sono ancora pochi, checché ne dica Vittorio Sgarbi. Noi non siamo soggetti astratti, produciamo valore economico: diamo lavoro ad artisti, designer, case editrici, tecnici della sicurezza. Nessuna realtà può autofinanziarsi. Il sostegno pubblico è necessario. Già eravamo in sofferenza rispetto ai "colleghi" delle altre nazioni, speravamo di essere salvaguardati. Ulteriori tagli mettono in pericolo non solo l' organizzazione di nuove esposizioni, ma anche la tutela e la conservazione delle singole collezioni». La riduzione delle mostre, però, più che una possibilità sembra una previsione concreta per il 2011. A Napoli, se il Madre è in bolletta, Castel Sant' Elmo, da pochi mesi sede di un museo del Novecento, dispone di 0 euro per le future attività espositive. La Gnam di Roma può invece contare su 100-150 mila euro, un budget ben lontano dalle disponibilità di un tempo. E la Gam di Torino, dopo un taglio del 30 per cento, attendendo nuove riduzioni, ha già rivisto e sfrondato gli eventi in programmazione. Dice Mario Lolli Ghetti, a capo della Direzione generale per il paesaggio, le Belle Arti, l' architetturae l' arte contemporanee del ministero dei Beni Culturali: «L' Italia non può essere soltanto quella dell' archeologia, del Rinascimento e del barocco. Auspichiamo davvero che ci siano tempi migliori per l' arte contemporanea. Insomma, non si vive di solo Caravaggio».
L' ARTE CONTEMPORANEA E QUEI MUSEI DIMEZZATI
L' arte contemporanea in Italia rischia di essere compromessa a causa dei tagli ai finanziamenti pubblici. L' Amaci, associazione di musei d' arte contemporanea, ha presentato un documento denunciando i rischi di ulteriori riduzioni di fondi. I musei italiani d' arte contemporanea hanno già subito tagli significativi, come il Madre di Napoli e la Gam di Torino, che hanno dovuto ridurre le attività espositive. L' Italia non può essere soltanto una nazione dell' archeologia, del Rinascimento e del barocco, ma deve anche valorizzare l' arte contemporanea. I musei d' arte contemporanea producono valore economico e danno lavoro ad artisti e tecnici. Il sostegno pubblico è necessario per la loro sopravvivenza.
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