E' probabile che la definizione di caravaggismo nordico con cui è stata classificata l' opera di Matthias Stom, non abbia portato fortuna, né reso giustizia, al pittore di origine olandese. Non soltanto perché il periodo in cui più intensa è la sua produzione, a cavallo della metà del Seicento, la voga caravaggesca ampiamente diffusa in Italia almeno sino al 1630 era ormai declinante, e cedeva il passo al cromatismo barocco o a una rinnovata aspirazione classicheggiante, rischiando quindi di registrarne i dipinti come un fenomeno di attardamento provinciale; ma anche perché la cultura figurativa di Stom è molto più articolata di quanto quell' etichetta sembra suggerire confinandola nell' ambito del naturalismo dell' epoca, e si muove all' incrocio di traiettorie ai poli opposti d' Europa dove, ai prestiti e alle suggestioni del Merisi e dei suoi seguaci si intrecciano gli accenti meno stringati e più teatralmente sontuosi di un Rubens, di un Van Dyck o di Jordaens. Non è, questo carattere aperto e combinatorio portato sui livelli di un' alta qualità pittorica, il solo elemento di fascino della sua opera. L' altro continua a essere l' alone di indeterminatezza che ne accompagna ancora la figura e il percorso, a partire dal cognome, Stom, di recente riportato alla grafia originaria dopo che per decenni era invalsa la dicitura "Stomer" sulla base di una errata lettura di firme e iscrizioni. Se la data di nascita è collocata intorno al 1600 forse a Amersfoort, e se i documenti citano la sua presenza a Roma nel 1630 e a Napoli pochi anni dopo per approdare in Sicilia alla fine del decennio, le fonti poi si diradano sino a tacere. Sino a poco tempo fa la data presunta di morte veniva indicata verso il 1650; ma la ricchezza anche quantitativa della sua produzione, i quasi quaranta dipinti spesso di grandi dimensioni che uno dei suoi massimi studiosi, l' inglese Benedict Nicolson, riconduceva in un articolo del 1977 al periodo siciliano consigliano oggi di spostare in avanti quella data. Né la dispersione estrema della sua opera nei musei di mezzo mondo, il reperimento anche recente di dipinti in collezioni private o la loro apparizione sul mercato antiquario hanno aiutato a mettere chiarezza in un itinerario in cui l' elemento forse più appariscente è la fortuna che questo artista incontrò presso una committenza aristocratica che ai temi religiosi affiancava quelli tratti dalla storia antica - Catone, Muzio Scevola - come esempi di virtù stoiche dai sottintesi polemici nei confronti del clima politico del presente. La Palermo del quinto decennio del secolo in cui si muove lo Stom a stretto contatto con la grande nobiltà è infatti una città che, sebbene sedotta dal colorismo di Van Dick e dalla sintesi aristocratica di Pietro Novelli cova le inquietudini che sfoceranno nella rivolta promossa da Giuseppe d' Alesi nel 1647 e nella fallita fronda aristocratica di due anni più tardi. E non è un caso se ai suoi rari dipinti per chiese e conventi faccia riscontro una produzione massiccia per quadrerie private, come a sancire la latente dicotomia culturale della Sicilia del Seicento. L'iniziativa degli Amici dei Musei Siciliani in collaborazione con Museo Diocesano di Palermo di mostrare, per la prima volta dopo un lungo restauro, due gioielli quali "Il miracolo della moneta" e "La lapidazione di Santo Stefano" da sempre nella quadreria di Palazzo Alliata di Villafranca a Piazza Bologni e di fatto inediti per il pubblico, riaccende ora l' attenzione in modo spettacolare su un artista che altrove (a Berlino, a Parigi) è esposto accanto ai massimi artefici del suo tempo, da Rubens a Rembrandt, e che da noi attende da anni una grande mostra. Distanti da quelle ambientazioni a lume artificiale condivise con altri maestri nordici (Gerrit von Honthorst, Ter Brugghen, lo stesso Rembrandt) che nelle opere ancora in Sicilia conoscono vertici quali la "Flagellazione" dell' Oratorio del Rosario e la "Adorazione dei Pastori" di Monreale, i dipinti commissionati come allusiva celebrazione della gloria familiare sono svolti con una tavolozza luminosa, ariosa negli sfondi paesaggistici, sapientemente contrappuntata come accade altre volte da tonalità squillanti di rossi o verdi per i dettagli di stoffe e abiti. Studiata da modelli rubensiani appresi forse attraverso incisioni (come dimostra nel saggio in catalogo Angheli Zalapì), la composizione delle due grandi tele mette in scena il gran teatro sacro dell' epoca annodando posture, gesti, dettagli che dettano l' alternanza di pause e tempi narrativi concitati: i piedi degli apostoli in primo piano sporchi di terra nel "Miracolo della moneta", citazione diretta da Caravaggio, la pelle vizza del corpo anziano di Pietro (ancora Caravaggio ma anche Ribera), l' espressione con cui lo stesso Pietro osserva incredulo la moneta che stringe tra le dita presa dal ventre del pesce; e, nella "Lapidazione di Santo Stefano", la ferocia sfrenata dei lapidatori sulla destra a cui rispondono,a sinistra, le figure più convenzionali del santo e del cherubino che l' incorona, con almeno un dettaglio memorabile: il giovane che correndo si china a raccogliere una pietra guardando direttamente negli occhi lo spettatore dall' alto della parete, chiamandolo a testimone della rappresentazione scenica. Indipendentemente dalla iconografia religiosa o profana, quasi tutto infatti in Stom è teatro, come del resto in tanta parte dei Seicento;e come in molta pittura del tempo, anche in Stom gli artifici scenici sono scoperti, dichiarati: altrove sfoggiando vesti, turbanti, tendaggi, fiaccole e lucerne, qui bloccando i gesti nella loro enfasi drammatica e da una mimica esteriore irrigidita ulteriormente - è una delle caratteristiche della sua stesura pittorica - dagli impasti spessi come in un altro enigmatico autore contemporaneo attivo nelle regioni meridionali, il maestro dell' Annuncio ai Pastori, e dal ductus delle pennellate staccate a vista e sovrapposte secondo una maniera che, sempre in Olanda seppure in termini più liberi e mossi, ha i massimi esponenti in Franz Hals e Jacob Jordaens. Una complessa geografia culturale, questa che dalla grande Europa mercantile a confine tra Controriforma cattolica e chiese protestanti conduce alla Sicilia reinfeudata del Seicento, che rimane una delle chiavi di maggiore fascino per l' opera dell' olandese. I dipinti sono visibili nella Sala Verde di palazzo Villafranca tuttii giorni sino al6 gennaio dalle 10 alle 18, ingresso euro 2.50.