Idee italiane. Ha un titolo semplice il convegno che si terrà a Milano il 15 e 16 ottobre. Sono, nelle intenzioni, gli stati generali della cultura italiana. Dicono di voler misurare la creatività, la capacità di innovazione, la propensione alla ricerca e alla formazione d'eccellenza nell'Italia di oggi. Gli organizzatori vogliono evitare il fumo ideologico, e detestano l'idea di una vetrina per la casta illuminata degli antiberlusconiani doc (ci sono tutti i nomi storici della cultura impegnata, da Gae Aulenti a Umberto Eco, da Stefano Rodotà a Vittorio Gregotti). Meglio una riflessione aperta, dicono, "sul declino del paese nonostante l'esistenza di una cultura forte, originale, piena di ricchezze e di energia, che si scontra con un quadro istituzionale e politico insufficiente e con una presenza assai modesta dei privati. Se guardiamo alla situazione della Francia, dove le istituzioni e la cultura sono alleate, il rapporto è dieci a uno". Parole di Aldo Schiavone. L'idea nasce infatti dal vulcanico attivismo di questo antichista col pallino della contemporaneità, che ha fondato a Firenze l'Istituto di Scienze Umane (promotore degli stati generali, insieme alla Fondazione del Corriere della Sera). "Finita l'epoca dei grandi partiti di massa", dice al Foglio il professore, "si sono spenti i riflettori sulla società italiana. Noi intendiamo riaccenderli: vogliamo capire la situazione culturale del paese. Vogliamo fare per la cultura e per l'intelligenza del paese quello che il Seminario Ambrosetti fa per l'economia, perché sono le idee, la cultura, l'innovazione del paese a produrre ricerca, conoscenza, sviluppo". Così, attingendo esclusivamente a risorse private, fornite dalla Fondazione Cariplo, dalla Pirelli, da mecenati come i Moratti, Schiavone ha riunito intorno a sé un gruppo di esperti perché offrissero sui singoli campi un bilancio. Guido Martinotti e Walter Santagata hanno preparato un discorso sul metodo: come misurare la cultura, e perché. Roberto Esposito per esempio, fresco autore del "Pensiero italiano" (Einaudi), un saggio sulla singolarità del modello filosofico italiano, riferirà sulle scienze umane; il costituzionalista Stefano Rodotà, già garante della privacy, sulle scienze sociali; il direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian, sull'esperienza religiosa; mentre Marc Fumaroli, l'accademico spregiatore dello stato culturale incensato da Jack Lang ed esportato in tutta Europa, tratterà l'irradiazione oltreconfine della cultura italiana: "Ma non voglio anticipare, altrimenti svanisce la sorpresa" dice al Foglio. Una sezione speciale sarà dedicata a come l'Italia "si racconta", grazie al regista Pupi Avati. Gianrico Carofiglio, lo scrittore e parlamentare Pd, già magistrato alla direzione antimafia di Bari, nutre "qualche dubbio sul fatto che uno scrittore possa parlare in generale della scena letteraria". Diversamente da Schiavone, Carofiglio non crede "che la forma partito costituisse un buon riflettore sulla cultura", ma condivide l'idea che "le classi sensibili e dunque ricche non fanno molto per investire nella cultura". Quando si fa l'esempio delle élite americane, dedite alla filantropia, ligie al dovere civico di restituire alla società parte delle ricchezze prodotte, Carofiglio invoca il puritanesimo e la differenza religiosa: "Da noi - è un dato di fatto - questo tipo di atteggiamento delle classi abbienti non esiste. La beneficenza non si può attivare dicendo che è una cosa buona. Presuppone un cambiamento di consuetudini, una nuova visione del mondo", dice lo scrittore. L'altra missione del convegno è di colmare il deficit del contributo dei privati, che in fatto di formazione si somma a quello dello stato. "I privati potrebbero fare di più", avverte Schiavone, e si domanda: "Ma è possibile un rapporto più avanzato tra risorse private e mondo dell'università e della ricerca?". E' vero che c'è ricerca e ricerca, e il piccolo imprenditore brianzolo mirerà alla chimica, alla scienza dei solidi, alla tecnologia dei segnali, più che a foraggiare studi su Spartaco (prossima monografia di Schiavone) o sulla Mandragola di Machiavelli. Ma il professore non demorde: "Le scienze umane sono sempre state considerate la cenerentola della ricerca. Oggi, però, i saperi di avanguardia presuppongono nuove connessioni tra scienze umane e scienze della natura, e il nostro convegno lancerà un segnale in questa direzione". All'auditorium di Milano a parlare di scienze della materia sarà il presidente del Cnr, Luciano Maiani, e di scienze della vita il neurobiologo Alberto Oliverio. Quanto alle ripercussioni immediate o alle richieste concrete, Schiavone dice di non aver mai pensato di proporre incentivi fiscali per favorire il coinvolgimento dei privati. Dalla politica s'aspetta solo attenzione. E se il suo osservatorio sulla cultura diventasse permanente, "già questo sarebbe un gran risultato", dice. Ogni due anni, l'osservatorio di Schiavone dovrebbe scegliere un tema diverso, come la fisica, o la letteratura, oppure la musica. Quest'anno al centro dei riflettori c'è l'architettura, con un bilancio affidato a Vittorio Gregotti, che s'annuncia severo sulla crisi generale dell'architettura "dato il sistema globale di unificazione culturale che non permette di lavorare sulle differenze", e sulla "forma di neocolonialismo che affligge l'Italia, dove le archistar trasformano il linguaggio dell'architettura in calligrafia, buona per la tv, ma priva di fondamento". Niente di irreversibile però. Gregotti guarda ai giovani e non dispera sul ritorno alle regole formali, sul senso della durata, sulla riscoperta della responsabilità civile dell'architettura. Non ci sarà alcuna "tonalità ideologica", come dice Schiavone, che introdurrà i lavori con polemiche garbate, e ha invitato il ministro Sandro Bondi. Conclude Umberto Eco, chissà se con maggiore insofferenza.
MILANO Cultura e poteri. Stati generali degli intellos a Milano tra dieci giorni. Gli organizzatori, fiore dell'establishment accademico e professionale, promettono poca ideologia e pragmatismo. Invito a Bondi. Conclude Umberto Eco
Il convegno "Idee italiane" si terrà a Milano il 15 e 16 ottobre e si intende misurare la creatività, l'innovazione e la ricerca culturale in Italia. L'evento è stato organizzato da Aldo Schiavone e la Fondazione del Corriere della Sera, con il fine di evitare il fumo ideologico e di promuovere una riflessione aperta sulla situazione culturale del paese. Il convegno sarà dedicato a diversi campi, tra cui scienze umane, scienze della natura, scienze della vita e arte, e sarà seguito da un bilancio sulle risorse private e lo stato. L'evento sarà anche un'opportunità per discutere del contributo dei privati alla formazione e alla ricerca.
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