«Essere o non essere?»: Come sappiamo, «questo è il problema». E invece no. Nella versione più antica fra quelle conosciute dell'Amleto di William Shakespeare questo è «il punto»: «That's the point». Così è scritto. E, ora, potete constatare voi stessi e farvi un opinione. La British Library, la Biblioteca Nazionale Britannica ha messo in rete, sul suo sito internet www.bl.uk, 93 copie ad alta risoluzione di 21 opere di Shakespeare. La novità è che le 21 copie, solo recentemente acquisite dalla biblioteca, sono contemporanee allo scrittore inglese: edite quando Shakespeare era ancora in vita. Phamplet da sei centesimi, venduti fuori del teatro durante le prime rappresentazioni. I quartos, così si chiamano, sono presumibilmente più vicini al testo originario, rispetto a quella che finora è stata la fonte degli studi shakespeariani. Il sito è pensato per essere utile strumento agli studiosi, certo, ma anche agli studenti, fornito com'è da materiali d'ogni tipo sull'autore e la sua epoca storica: immagini, link con altri testi on line, perfino sonori teatrali. La British Library è una delle più importante biblioteche del mondo: possiede 150 milioni di volumi disseminati su 625 chilometri di scaffali. Ospita 1200 lettori al giorno. Dal 1911 riceve copia di ogni pubblicazione stampata in Gran Bretagna e le più importanti novità del mondo, acquisendo 3 milioni di nuovi libri ogni anno. Ricchissimo anche l'archivio sonoro. Dalla fine degli anni Novanta investe in un'interessante politica di accessibilità facilitata alla cultura, che ne fa una grande utilizzatrice di Internet. Ha messo in rete libri straordinari, manoscritti rari e dall'aura magica che non avremmo mai immaginato di poter vedere con i nostri occhi. E' all'avanguardia nel sostenere il valore di Internet come mezzo d'informazione: e i sei milioni di contatti l'anno del suo sito le danno ragione. Tanto da potersi permettere di modificare in parte la propria tradizionale missione, attualizzandola: con un progetto di archiviazione di circa 10 mila siti internet britannici, giudicati d'interesse storico e sociale, contraddistinti dal dominio «co.uk». Progetto finanziato dal governo con seicentomila sterline, circa un milione di euro e che dovrebbe essere operativo a gennaio 2005. Perché il Web non finisca al cimitero. Insomma: essere o non essere? E' ancora questo il punto. Anzi, ormai è un «punto.com».