Comune e Provincia pronti a ricorrere per contestare il decreto ministeriale Evidentemente nemmeno un decreto ministeriale è sufficiente ad allontanare l'idea di abbattere il famoso Ponte Rosso. Attualmente infatti, il bene non si può toccare ma c'è chi è pronto a giurare che senza si starebbe molto meglio. E rispuntano, come oramai succede con cadenza mensile le polemiche legate allo sviluppo del territorio, come se dal Ponte Rosso, ombelico del mondo, dipendesse il futuro in termini di occupazione, per la città di Sabaudia. Lo scorso 24 settembre la struttura viene definitivamente confermata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come «bene culturale». Il primo duro attacco al decreto ministeriale, arriva dal consigliere provinciale D'Arco a cui si accoda oggi anche la delegata alla nautica del Comune di Sabaudia Roberta Placati che dichiara di condividere le «preoccupazioni dell'assessore, il quale, in merito alla notifica del vincolo posto sul Ponte Rosso lamenta, ancora una volta, l'atto d'imperio da parte del Ministero nei confronti delle istituzioni locali - sottolineando poi come - la relazione tecnica allegata a supporto della dichiarazione di interesse storico, è decisamente carente». Anche Nello Ialongo in qualità di componente del direttivo del Parco Nazionale si aggiunge al fronte del no. «L'intervento al riguardo dell'assessore provinciale Silvio D'Arco è di elevata importanza in quanto può dare forza ad un ricorso del comune di Sabaudia avverso un vincolo estremamente controproducente proprio dal punto di vista storicoculturale. Si tratta di una costruzione ex novo che non consente di avere uni benché minima percezione delle caratteristiche architettoniche dell'originario ponte. Il ponte rosso rappresenta pertanto un falso storico». Successivamente Ialongo fa appello al Comune affinchè « proponga un motivato ricorso avverso detto provvedimento ministeriale, o ne chieda il ritiro». La risposta del sindaco Maurizio Lucci non si fa tardare. «In accordo con la Provincia di Latina, il Comune sta predisponendo il ricorso a tale provvedimento ministeriale, per ristabilire la verità storica». E dura, non poteva mancare, la replica di Andrea Bazuro in qualità di amministratore unico degli eredi Scalfati, che fa una considerazione semplicissima, su come cioè l'argomento legato allo sviluppo economico sia spesso utilizzato come uno specchietto per le allodole. «Apprendiamo con stupore le dichiarazioni del geologo Nello Ialongo e del Sindaco di Sabaudia Maurizio Lucci in merito al decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Appare difficile comprendere quale sia l'interesse di entrambi a non veder tutelata una struttura (peraltro, di proprietà privata) che i tecnici del Ministero hanno ritenuto importante per testimoniare la storia del territorio. In pochi giorni, un vero e proprio gruppo di interesse ha rilasciato dichiarazioni molto simili, che non possono che nascondere interessi speculativi su un'area che, viceversa, istituzioni virtuose come il Ministero e l'Ente Parco puntano a difendere. Né Ialongo, né il Sindaco di Sabaudia, né l'assessore D'Arco, chiariscono, infine, per quale ragione il Ponte Rosso sarebbe un problema per la valorizzazione del Lago di Paola; forse perché l'unico progetto che hanno in testa, il passaggio di grandi imbarcazioni nel canale romano, fa parte della categoria delle cose che non si possono dire».