Questo non è un piagnisteo su come se la passa male la Biblioteca Nazionale. Se la passa male come tante istituzioni e tante persone in Italia, oggi. Mancano soldi, manca personale: da decenni, non da oggi, salvo che i tagli recenti hanno dato una brusca accelerata al suo declino. Per dare un senso alle parole: «mancano soldi» vuol dire che non si possono pulire i locali, che il riscaldamento durante l'inverno dev'essere tenuto al minimo (per cui ci sono giorni in cui semplicemente non si può studiare se non col cappotto e coi guanti), che le sedie della sala di consultazione sono tutte sfondate, eccetera. «Manca personale» vuol dire che non è possibile catalogare i volumi, trasportarli, consegnarli ai lettori, e che i bibliotecari, che sono già pochi, vanno in pensione e nessuno li sostituisce, il che significa che una volta entrati in biblioteca, sempre che la biblioteca riesca a stare aperta non si sa più a chi chiedere un'informazione, un consiglio o un aiuto per la propria ricerca (soprattutto a questo servono i bibliotecari). Ma questo non è un piagnisteo sulla Biblioteca Nazionale. Questo è un promemoria, e una proposta. Il promemoria è il seguente. Dobbiamo stare molto attenti, perché il nostro attuale grado di civiltà (piuttosto alto, checché se ne dica) l'abbiamo raggiunto grazie a cose (persone, istituzioni, pratiche) che, se funzionano bene, non si vedono: per esempio, grazie a scuole e a università decenti, e grazie a biblioteche e musei aperti a tutti. Questi non sono soltanto i luoghi in cui si formano gli insegnanti, i professionisti, gli scienziati di domani; sono anche i luoghi nei quali si definisce e si raffina la civiltà di una città o di una nazione. A Firenze, la Biblioteca Nazionale è uno di questi luoghi: un posto, il posto in cui si conservano e si trasmettono le conoscenze su tutto lo scibile umano. La sua normale amministrazione (che, ripeto, non si vede ma c'è, e ci deve essere) è perciò, alla lettera, vitale: perché, anche se ci sembra impossibile, il testimone può cadere: e saperi e competenze accumulate per generazioni possono andare perduti per sempre per l'incuria di queste generazioni. La proposta è la seguente. Non è solo questione di soldi: anche perché i soldi per la Nazionale dovrebbe metterli il ministero, e ben poco di buono può venire da. nel breve e nel medio periodo. È questione di ripensare l'intero sistema dell'amministrazione della cultura. La cosa riguarda tutta l'Italia, ma Firenze è il centro della storia e della cultura italiana, ed è bene che dia l'esempio. C'è un famoso discorso in cui Kennedy dice che «miriamo a questo obiettivo non perché è facile, ma perché è difficile». L'obiettivo era la conquista della luna. Non è meno difficile, oggi, rimettere in sesto i luoghi della cultura cittadina: teatri, cinema, musei, biblioteche. Credo che il sindaco Renzi dovrebbe provarci proprio perché è un compito difficile: ecco una sfida degna di chi ha l'ambizione di cambiare la vita pubblica del Paese. Non servono iniziative costose o chiassose, serve una costituente per la cultura in cui siano impegnati gli amministratori pubblici e i dirigenti delle istituzioni culturali cittadine. E anche investitori privati. Ci sarà tra poco a Firenze una «Settimana dei Beni Culturali», con vari milioni di euro stanziati da sponsor privati. Tra i progetti, leggo, quello di mettere un bel prato verde in Piazza del Duomo, e poi congressi, tavole rotonde, enogastronomia e «persino una replica del miracolo di San Zanobi». Benissimo, se serve a fare cassa. Ma sarebbe strano se gli sponsor non capissero che sarebbe anche loro interesse legare il loro nome a una cosa che duri più di tre giorni, cioè non a un evento ma a un'istituzione. Perché mentre tutti dopo due giorni dimenticano lo sponsor del prato verde a Piazza del Duomo, nessuno dimentica, a New York, il magnate John Pierpont Morgan, che fondò la biblioteca che ancor oggi porta il suo nome. E qualcuno ha forse ancora nelle orecchie il nome di Antonio Magliabechi (1633-1714), il quale morendo lasciò i suoi libri «alla sua amatissima patria», fondando così la prima biblioteca pubblica italiana. La patria era Firenze, la biblioteca era la Biblioteca Nazionale.
La Nazionale di Firenze: promemoria con proposta
La Biblioteca Nazionale di Firenze è in crisi a causa di mancanza di soldi e personale. Il declino della biblioteca è accelerato dai tagli recenti. La biblioteca è un luogo vitale per la conservazione e la trasmissione delle conoscenze umane. La sua amministrazione è vitale per il futuro della cultura italiana. La proposta è quella di ripensare l'intero sistema dell'amministrazione della cultura e di investire in istituzioni come la biblioteca. Il sindaco Renzi dovrebbe dare l'esempio e impegnare gli amministratori pubblici e i dirigenti delle istituzioni culturali cittadine. Gli investitori privati possono anche essere coinvolti. La crisi della biblioteca è un problema nazionale e richiede una soluzione a livello nazionale.
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