La dismissione. L'Ente in crisi per fare «cassa» punta alla costruzione di alberghi e un centro benessere Intanto non lavorano più gli artigiani delle scenografie e sono state chiuse le officine Cinecittà di cemento: via il cinema, arrivano i costruttori. È un vecchio progetto che torna in auge al momento della crisi. Costruire un albergo, un centro benessere e un parcheggio nell'ultima area edificabile degli storici Studios. L'allarme di sindacati e categorie. Un tempo era la fabbrica dei sogni. Da tempo ormai è la fabbrica dei sogni televisivi, Mediaset soprattutto, con De Filippi e Grande Fratello in testa. E tra poco, agli spazi ancora destinati al poco cinema che resta, si aggiungeranno un albergo, un centro fitness, un ristorante e pure un parcheggio sotterraneo su due piani. È la «cementificazione» di Cinecittà, come qualcuno l'ha già definita, ventilata da qualche anno, temuta e discussa nel tempo ed ora arrivata alla sua fase operativa, come denunciano sindacati, addetti ai lavori e tutte le associazioni possibili e immaginabili legate al settore decise a dare battaglia contro «lo sfruttamento immobiliare» degli storici studi di via Tuscolana. Da qui prende le mosse la vertenza «Cinecittà non deve morire!» che culminerà, i prossimi 7 ed 8 ottobre, con due giornate di protesta e sit in davanti ai cancelli degli storici studi di via Tuscolana. La questione, in sintesi, spiega Francesco Mancini, dell'Rsu di Cinecittà Studios, ieri riuniti in assemblea, è che «invece di affrontare la crisi cercando il rilancio dell'attività di Cinecittà, si pensa ad altro». Così per fare «cassa» torna in auge il vecchio piano del «cemento»: gli Studios, ormai completamente privatizzati e che hanno in affitto da Cinecittà Luce il marchio e gli stabili, puntano alla costruzione di alberghi ed aree benessere da destinare, così è stato detto, agli attori impegnati sui set di via Tuscolana. «Un'idea - aggiunge Francesco Mancini - che potrebbe anche reggere. Ma il problema è a monte. Se gli studi non lavorano di quali attori si parla?». Al momento, infatti, gli unici «attori» presenti a Cinecittà sono gli Amici della De Filippi, per i quali sono stati costruiti sorta di mini appartamenti, dove vivere nel corso della stagione televisiva. L'incertezza sul futuro di Cinecittà, dunque, è grande. Il finanziamento pubblico per Cinecittà Luce per il 2010 è stato decurtato di un milione di euro, a due mesi dalla fine dell'anno di competenza, denunciano i lavoratori. E a tuttora, nulla è stato reso ufficiale del piano di rilancio degli Studios, del quale, giusto ieri, è apparso in bacheca un comunicato aziendale in cui si fa parola dell'accordo con Cinecittà Luce per avviare il «rilancio col cemento». Ma dai vertici degli Studios arriva solo un secco «no comment». Eppure i segnali ci sono tutti, racconta a sua volta Enzo De Camillis della Fidac, l'associazione che tiene insieme tutte le associazioni di categoria, dai macchinisti ai direttori della fotografia. «Sono già stati fatti degli sfratti per liberare l'area edificabile - dice - . A De Angelis che da cinquant'anni costruisce sculture per i teatri di posa, non è stato rinnovato il contratto. Avrà almeno 30mila statue che non saprà dove mettere. E così sono stati chiusi una falegnameria e pure altre officine». Anche il mondo della politica si interroga sui destini di Cinecittà. Vincenzo Vita, a proposito, ha fatto nei giorni scorsi un'interrogazione parlamentare al ministro Bondi: «È evidente - dice - che è in corso uno smantellamento degli studi con non chiari disegni sul riutilizzo dei terreni. Il sintomo di questa parabola discendente - conferma anche lui - è aver mandato via le storiche botteghe. Ben venga, dunque, una mobilitazione che rompa il silenzio mediatico che avvolge tutta questa vicenda. La morte di Cinecittà sarebbe la morte stessa di un marchio storico che rappresenta l'Italia nel mondo». Oltre, ovviamente, al rischio occupazionale per 400 dipendenti tra Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà Digital che si occupa della post produzione. «È necessario - conclude Francesco Mancini - un vero piano industriale che rilanci Cinecittà dal punto di vista del cinema e non di un centro benessere. Questo è l'investimento che si deve fare: Se qui non si produce più non ci salveranno certo gli alberghi. L'ultima produzione americana è stata Rome, ormai parecchi anni fa. E a certe cose abbiamo già assistito. Con l'ultima crisi abbiamo assistito alla costruzione dell'area commerciale di Cinecittà2». Per questo l'obiettivo è un tavolo che coinvolga oltre agli Studios anche Regione, Provincia e Comune, perché quello dell'audiovisivo è »un settore trainante per l'economia di Roma e del Lazio». Il piano fantasma di rilancio. Nessuno l'ha visto ma la decadenza continua Il piano di rilancio di Cinecittà in realtà nessuno l'ha visto. Sandro Medici, presidente del X Municipio: «Sui nostri tavoli non è arrivato nulla, ma le notizie sono inquietanti: vogliamo aprire un tavolo con sindacati e studios". Il mistero del pezzo di carta che non c'è. Potrebbe essere questo il titolo del cosiddetto piano di rilancio di Cinecittà, proposto da Abete, ai vertici degli Studios. Nessuno l'ha mai visto realmente. Nessuno sa davvero di cosa si tratti, se non della questione dell'albergo, del centro fitness e del parcheggio che dovrebbero essere costruiti nella storica area di via Tuscolana. «Sui nostri tavoli non è arrivato nulla», spiega Sandro Medici, presidente del X municipio, su cui sorge Cinecittà. «Trattandosi di terreni di proprietà dello stato - dice - prima di arrivare alla competenza degli enti locali c'è tutto un passaggio preliminare a livello di ministeri». Inquietudine e misteri. L'unica indicazione può venire giusto dal piano industriale presentato da Cinecittà. Da dove si evince un fantomatico piano di rilancio a partire da attività, strutture e servizi destinati allo sviluppo della produzione cinematografica. Anche perché questi sono i vincoli di legge per l'edificazione dentro l'area di via Tuscolana, circa 300mila metri cubi dalla parte di via Lamaro. «Certo - continua Medici - tutto questo autorizza più di un sospetto. Il comprensorio di Cinecittà ha un valore culturale enorme e non può essere trattato come un qualunque ambito di valorizzazione immobiliare». In questo senso, prosegue Sandro Medici, siamo «preoccupati perché le notizie sono inquietanti. Bisogna fare chiarezza e per questo anche noi, come circoscrizione abbiamo già avviato la richiesta di aprire un tavolo di trattative tra i sindacati gli Studios e gli enti locali, Regione, Provincia e Comune. Perché è interesse di tutti che Cinecittà non venga dismessa». La privatizzazione. Da anni, infatti, i lavoratori di via Tuscolana lanciano l'allarme. «Dal 1997 - spiegano i sindacati - con l'avvio della privatizzazione, la nuova proprietà si è disinteressata dello sviluppo e della valorizzazione del polo cinematografico di Cinecittà, inaugurando una fase di declino che ha portato perdite di competitività e di quote di mercato. Tutti i piani industriali che si sono susseguiti non hanno favorito il rilancio, ma aldilà delle intenzioni di facciata, ne hanno soltanto accompagnato la lenta decadenza». Risultato, i set cinematografici sono andati via via riducendosi, lasciando spazio quasi interamente alla tv. Dei 22 teatri di posa presenti nell'area, la maggioranza sono occupati da produzioni Mediaset. Maria De Filippi in testa, poi il Grande Fratello, Distretto di polizia, Ris. E Il medico in famiglia, attualmente unica produzione Rai. Al cinema, insomma, è rimasto ben poco.
l'Unità
5 Ottobre 2010
Cinecittà, addio grande cinema. Cemento al posto degli studios
GA
Gabriella Gallozzi
l'Unità
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Bene culturale
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