La nomina. La dirigente ha preso servizio ieri a Napoli, oggi sarà nella città antica. Incarico a tempo in attesa del bando definitivo La nuova Soprintendente: lavorerò nella continuità e per risolvere i problemi «Il lavoro che mi accingo ad affrontare è tale che non c'è tempo per occuparsi di polemiche né di possibilità di prevedere situazioni future ancora non definite». Il messaggio è più che chiaro: Jeannette Papadopoulos, appena insediatasi alla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, di nuvole e polveroni che ogni tanto si alzano sugli Scavi non vuole saperne nulla. Nominata alla guida del più grande sito archeologico del mondo appena uscito da una gestione commissariale durata un anno e mezzo e dall'avvicendamento, nel giro di poco più di un anno, di ben due soprintendenti ad interim (prima Maria Rosaria Salvatore per otto mesi, poi Giuseppe Proietti per cinque mesi), sarà lei stessa in carica a tempo limitato. Forse soltanto fino alla fine dell'anno, se condividerà ancora il destino di Anna Maria Moretti, anche lei appena nominata alla successione di Proietti che aveva retto ad interim anche la soprintendenza di Roma. Il tempo necessario, comunque, a formalizzare la procedura per il bando pubblico necessario alla nomina di un soprintendente definitivo. Dopo una giornata nella sede di Napoli trascorsa tra carte, fascicoli e firme, la Papadopoulos, braccio destro con competenza sulle Antichità del direttore generale per i beni Archeologici del ministero Stefano de Caro, prenderà oggi possesso degli uffici di Pompei. Di cui, come membro del consiglio di amministrazione della Soprintendenza, già conosce bilanci e funzionamento. Ma quale sarà il suo compito? «Mi è stata affidata la guida del più grande parco archeologico del mondo, se così vogliamo definirlo, un territorio ricchissimo di testimonianze, un nodo cruciale della storia dell'Italia antica e del Mediterraneo centrale. Il mio impegno - risponde la Soprintendente - al momento è proseguire nel lavoro avviato dai miei predecessori, grazie alla collaborazione di un corpo di funzionari e di impiegati di grande esperienza e professionalità, e cercare di risolvere alcuni dei problemi che una Soprintendenza grande come questa pone». «Collaboreremo in piena armonia, faremo di tutto per essere suoi collaboratori efficaci» promette il direttore degli Scavi, l'archeologo Antonio Varone, dopo una faticosa domenica trascorsa a smentire. Che il crollo avvenuto la settimana scorsa nella casa di Giulio Polibio, fiore all'occhiello della gestione commissariale, abbia riguardato una trave strutturale. Che il restauro del Teatro Grande abbia distrutto un'area archeologica inesplorata. Che gli Scavi non siano mai usciti dal degrado. «Pompei ha una crescita costante di visitatori a una media dei 14, ed è un sito sempre in piena attività. Ci sono 50 cantieri ancora in funzione - dice il direttore - e altri ancora ne verranno aperti per il restauro di otto domus». Il compito della Papadopoulos dunque, sarà quello di proseguire lungo una strada già segnata. Anche perché, nel frattempo, procedono i lavori in corso per la creazione di una Fondazione, in cui potrebbero avere un ruolo anche i privati, immaginata dall'ex commissario Marcello Fiori per gestire il futuro di Pompei. Il primo incontro del gruppo di lavoro - oltre a Fiori ne fanno parte Mario Resca, l'ex ad di McDonald ingaggiato come direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, il direttore generale per la Campania Gregorio Angelini e il notaio Enrico Bellezza - è fissata per domani.