Bondi: «Nuove regole» VENEZIA - Maxi pubblicità sui monumenti, si va verso un cambiamento. Dopo le polemiche degli ultimi mesi per le reclame che sfigurano a Venezia Palazzo Ducale e il Ponte dei Sospiri, è il ministro della cultura Bondi ad annunciare l'arrivo di nuovi criteri «più coerenti e adeguati». Anche se, ammonisce, non si potrà fare a meno degli sponsor, servono a pagare i restauri, «sono un fatto positivo ed insostituibile». I maxi manifesti su Palazzo Ducale e sul Ponte dei Sospiri continuano a scandalizzare il mondo. Questa volta però l'appello promosso dal fondo britannico «Venice in Peril», sottoscritto dall'archistar Norman Foster e dai direttori delle più grandi istituzioni museali ha convinto Sandro Bondi, anche di fronte al proliferare di questa forma di finanziamenti in tutte le città d'arte, comprese Roma e Firenze. Il ministro dei beni culturali ha annunciato infatti ieri «nuovi criteri» per le affissioni sui palazzi storici, che dovranno prevedere «modalità accettabili e limitate nel tempo». L'iniziativa del ministro è accolta in modo freddo dal Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. «Se il ministro indicherà criteri più restrittivi ci adegueremo, nella speranza - è la piccata risposta - che si individuino però altre forme di finanziamento dei restauri». Il sindaco di Venezia ribadisce la posizione più volte espressa: si tratta esclusivamente di una questione di fondi, per realizzare degli interventi indispensabili. «Non sono certo io che voglio i cartelli pubblicitari, è un problema di risorse. Mi devono dire - continua Orsoni - quali possono essere le forme alternative di finanziamento dei restauri. Del resto, per fare i lavori è necessario coprire i monumenti e anche se sulle impalcature non mettessimo la pubblicità chiese e palazzi sarebbero comunque nascosti alla vista». Nella lettera inviata a Bondi, Norman Foster e gli altri influenti firmatari, tra i quali il direttore del Museum of Modern Art di New York Glenn Lowry, del British Museum Neil MacGregor, auspicavano esplicitamente «una modifica della legislazione che consente grandi affissioni sulle impalcature degli edifici pubblici» spiegando perché «altre strade per il finanziamento dei restauri devono essere trovate». Le loro argomentazioni che hanno quindi convinto il ministro che, pur considerando «necessari» i manifesti e «insostituibile» l'intervento delle imprese private, ha chiesto al segretario generale «di mettere a punto dei criteri più coerenti e adeguati, affinché, pur mantenendo la possibilità usufruire del sistema delle sponsorizzazioni, si adottino modalità accettabili e limitate nel tempo quando si autorizzi forme di pubblicità su beni del patrimonio culturale». Non si fa attendere neppure la presa di posizione della Sovrintendente ai Beni architettonici di Venezia Renata Codello, che se la prende con i firmatari dell'appello. Oltre a ricordare che i finanziamenti degli sponsor coprono ogni anno quasi l'8o del costo dei restauri, Renata Codello sottolinea però che Venezia presta già la massima attenzione per ridurre l'impatto delle pubblicità, ad esempio imponendo che sullo sfondo compaia la gigantografia della facciata. Eventuali limitazioni andrebbero, perciò, indirizzate altrove. «A differenza di Roma e Firenze ricorda la sovrintendente - noi escludiamo l'affissione sugli edifici privati, inoltre sui manifesti non possono comparire bambini o donne discinte, mentre per i pannelli destinati alle chiese e ai monumenti dell'area marciana consultiamo sempre preventivamente la Curia». L'appello di Norman Foster denunciava, infine, l'invadente illuminazione notturna delle affissioni. In merito, spiega Renata Codello, sono allo studio nuove soluzioni. «Stiamo esaminando la proposta di una ditta di illuminazione che prevede un sistema di luci sotto i teloni - spiega la soprintendente - per vedere in trasparenza la facciata».