Dieci chilometri di documenti, atti, lettere e memorie per raccontare e ricordare la storia dell'Unione europea attraverso i suoi archivi. E' questo il futuro di villa Salviati, la storica sede della famiglia imparentata con i Medici. Costruita nel 1400 e via via modificata fino al secolo scorso, è passata dopo anni di incuria nelle mani dello Stato che l'ha girata all'Istituto universitario Europeo, che già gestisce l'Archivio presso i non sufficienti locali di villa il Poggiolo, poco distanti. La nascita del nuovo Archivio è stata salutata ieri dal presidente uscente della commissione europea, Romano Prodi, invitato dal presidente dell'Istituto, Yves Meny. Dopo aver glissato sulle domande di politica italiana («Ho una notizia per voi: non ho niente da dichiarare» ha risposto alle domande dei cronisti) Prodi ha ricordato come «l'Europa ha fatto il proposito di diventare la città più innovativa del mondo, spendendo il 3 per cento del Pil in ricerca. Poi i paesi membri, invece di andare avanti è andata indietro». Tra questi l'Italia: «Esattamente» ha risposta Prodi. La villa (con 13 ettari di parco, appoggiata sull'altro lato della via Faentina rispetto all'Istituto universitario europeo) ospiterà, dopo il restauro curato dall'architetto Agates e, tra gli altri, la collaborazione della sovrintendenza, del Comune di Fiesole e di Firenze, gran parte degli archivi europei che vedono la presenza anche delle carte private di fondatori dell'Unione come Alcide De Gasperi, Paul Henry-Spaak, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi.