Aggirare le leggi di tutela ambientale con piccole modifiche alle normative regionali che aprono la strada alla cementificazione di aree altrimenti sog-gette a vincoli di inedificabilità, non è una attività nuova per la giunta regionale del Lazio. Ci aveva già provato con la così detta legge taglia parchi, in sostanza una revisione in difetto delle dimensioni delle aree protette. Questa volta, però, l'esecutivo guidato da Francesco Storace (An) torna ad occuparsi di ambiente in maniera più efficace che in passato. L'allarme arriva dai Verdi «Storace e la sua maggioranza -ha denunciato ieri Angelo Bonelli, capogruppo del Sole che ride alla Regione- vogliono dare la mazzata definitiva al territorio del Lazio, aprendo la porta a speculazioni edilizie e trasformazioni urbanistiche radicali». A rischio di revisione e annientamento, infatti, è la legge sul piano territoriale paesistico regionale, ossia la normativa che regola tutti i vincoli ambientali presenti sul territorio della Regione. Partorita ad agosto dalla giunta regionale, la nuova proposta di legge (la 714) -che consentirebbe ogni sorta di deroga sulla tutela di coste, fiumi, boschi e aree archeologiche- è ora all'esame della commissione Ambiente e urbanistica della Regione, ma dall'esecutivo del Lazio promettono che entro ottobre sarà approvata anche dal Consiglio regionale. In pratica, una volta passata la proposta di legge, per costruire in aree oggi soggette a vincolo di inedificabilità non ci sarà più bisogno di aggirare in modo macchinoso le tutele ambientali; saranno i vincoli stessi ad essere eliminati Primo tra tutti quello che vieta nuovi interventi edilizi sulle coste. Se fino ad oggi non era consentita l'edificazione di nuovi manufatti, né la modifica e il recupero di quelli esistenti, entro 150 metri da coste e corsi d'acqua, domani la fascia di rispetto nel Lazio -caso unico in Italia- sarà ridotta a 50 metri. Dunque chi vorrà ri-strutturare ville, stabilimenti e strutture ricettive già esistenti, o costruirne di nuovi in riva a mare, laghi, o fiumi, non dovrà neanche sperare in futuri condoni per essere in regola. Dal mare alla montagna la situazione non migliora affatto: in deroga al vincolo statale che vieta la costruzione nei tenitori boschivi e sopra i 1.200 metri, la legge 714 permetterà di edificare anche all'ombra degli alberi e ad alta quota. Nessun problema neanche per la manutenzione straordinaria del patrimonio edilizio, si potrà alterare lo stato dei luoghi senza incorrere in alcun illecito. Stessa cosa anche per le ristrutturazioni, con ampliamenti fino al 20 della cubatura, e la realizzazioni di impianti tecnologici, distributori compresi. Un altro tasto dolente della proposta di legge sono le competenze delle sovrintendenze ai beni culturali, che escono decisamente compromesse. A tutto vantaggio di quanti vorranno costruire in aree di interesse archeologico. Ad interrompere i lavori, infatti, non basterà più una lettera di segnalazione della sovrintendenza ai beni archeologici, ma servirà una ratifica del ministero o della regione. Comuni e regione, invece, avranno nuove facoltà. Anziché adeguare i propri piani regolatori al piano territoriale regionale come accade oggi, le municipalità avranno la competenza di proporre modifiche al piano regionale, e quindi eliminare dei vincoli di tutela ambientale, per esigenze di sviluppo (e viceversa). Ma in fatto di nuovi poteri è la Regione a fare la parte del leone. Potrà modificare il piano territoriale paesistico regionale a due anni dalla sua entrata in vigore, eliminando vincoli paesistici che la maggioranza ritiene superati, anche, si legge nel testo di legge, «per aree soggette a cambiamenti estetico percettivi» non meglio esplicitati. Infine, in ogni situazione di conflitto territoriale nato tra attività di trasformazione e di salvaguardia, la giunta ha la competenza per elaborare ed approvare -in deroga ai vincoli del piano territoriale- un programma di intervento.