Turetta: Un ristorante tra i tavoli di Cavour? Gli ambienti storici devono restare esattamente come sono Nebiolo (Epat): "Chi garantisce che dopo Eataly non arrivi una multinazionale? E la politica stia al suo posto" E' un simbolo di Torino e un caposaldo della torinesità. E' quindi normale che attorno alle sorti del Cambio, il ristorante più antico della città che da 250 anni accoglie fra le sue tovaglie bianche gli ospiti più illustri, si sia creata un'attesa corale. Cordate di imprenditori che si candidano alla successione degli attuali gestori finiti in galera, «deus ex machina» come il patron di Eataly, Oscar Farinetti; che propongono di «cambiare il Cambio nel rispetto della tradizione», il sindaco Chiamparino cui viene chiesto di farsi da garante istituzionale ad una eventuale staffetta, e i clienti (vip) che si dividono equamente fra chi spera in un cambiamento e chi lo teme. Da ieri, però, la Soprintendenza, nella persona di Mario Turetta, direttore regionale ai Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, fa sapere agli eventuali successori di Amato Ramondetti (l'attuale gestore finito in carcere per truffa) che «qualsiasi progetto dovesse sovvertire l'attuale logistica di questo locale storico deve prima sottoporsi, attraverso un progetto, al vaglio della Soprintendenza». E' evidente che il riferimento va all'ipotetica bacchetta magica di Eataly che starebbe per posarsi fra quei velluti rossi «Immagino anche di organizzarci eventi - aveva dichiarato qualche giorno fa il vulcanico Oscar Farinetti - magari aprirlo al mattino al pubblico per una lettura collettiva dei giornali, o alle sei della sera, per la presentazione di un vino. E sarebbe anche bello affiancare al ristorante un angolo riservato alla vendita dei prodotti tipici dell'enogastronomia torinese, insomma, farne un ristomarket pur salvaguardando l'atmosfera e gli arredi attuali». Un'immagine suggestiva, che Farinetti ha confidato per primo al sindaco Chiamparino (il quale pare aver apprezzato l'idea), ma che ha fatto sobbalzare sulla sedia molti «puristi» della tradizione come per esempio il presidente del Salone del Líbro Rolando Picchioni, forte del suo passato da sottosegretario ai Beni Culturali con delega ai vincoli architettonici «Ricordo benissimo che, a suo tempo, grazie al mio deciso intervento si impedì che al posto del caffè Talmone (già Roma) di piazza Carlo Felice, subentrasse un'ordinarissima jeanseria - spiega -; bene, lo stesso si deve fare per la tutela del Cambio: un gioiello datato 1757 non può trasformarsi in un ristomarket». Lo stesso scetticismo (che invita i futuri gestori del Cambio ad andarci cauti coni cambiamenti, ricordando loro che questi debbono comunque ricevere l'ok della Soprintendenza) arriva appunto da Mario Turetta: «Io non conosco nei dettagli la proposta avanzata da Eataly, e credo che il progetto non esista ancora: ma una cosa è certa, un locale del genere deve restare inalterato:. nella sua integrità». Sullo sbarco, di Eataly in piazza Carignano è invece a dir poco contrario il presidente dell'Epat Carlo Nebiolo: «Prima di tutto è un po' presto per vedere svolazzare gli avvoltoi - avverte - dal momento che il ristorante è aperto e in funzione, poi, nello specifico, chi ci garantisce che dopo Eataly, così come accadde per Unieuro non arrivi una multinazionale?». Nebiolo è un fiume in piena: «E anche il sindaco farebbe meglio a tenersi in disparte: la politica non può decidere anche chi gestirà il Cambio».
Torino. Cambio, il no del Soprintendente
Il ristorante storico Cambio a Torino è al centro di un dibattito sulla sua futura gestione. Gli imprenditori che si candidano alla successione degli attuali gestori finiti in galera, come Oscar Farinetti del gruppo Eataly, propongono di cambiare il locale nel rispetto della tradizione. Il sindaco Chiamparino è stato chiesto di farsi da garante istituzionale ad una eventuale staffetta, ma la Soprintendenza, nella persona di Mario Turetta, ha fatto sapere che qualsiasi progetto dovesse sovvertire l'attuale logistica del locale deve prima sottoporsi al vaglio della Soprintendenza.
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