I monumenti dovevano essere adottati dagli stati stranieri ma solo 5 su 45 hanno attirato risorse Per gli interventi servono 300 milioni: finora ne sono stati raccolti 27,5 Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva dimostrato interesse per la chiesa di S. Maria Paganica, il premier spagnolo Zapatero si era soffermato sulla fortezza spagnola, i rappresentanti del governo cinese avevano preso a cuore la sorte dell'ex convento agostiniano, ora palazzo della prefettura, per l'oratorio di Sant'Antonio da Padova si era mosso lo Stato australiano. All'indomani del terremoto d'Abruzzo si era messa in moto la catena di solidarietà internazionale anche ai piani più alti, sollecitata dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che aveva stilato una lista di 45 monumenti, in gran parte aquilani, da "adottare" per il restauro. Sulle prime sembrava che nessuno di quei monumenti dovesse rimanere "orfano", complice anche la vetrina offerta dal G8, spostato in tutta fretta dalla Maddalena all'Aquila. A un anno e mezzo dal sisma, di quei 45 monumenti, solo cinque hanno trovato un governo disposto ad adottarli: si è fatta avanti la Francia, che ha stanziato la metà dei soldi (3,2 milioni di euro) necessari per rimettere in sesto il complesso monumentale di S. Maria del Suffragio; ha risposto il governo russo, che si è accollato tutte le spese per restaurare palazzo Ardinghelli e una buona parte di quelle per riportare alla vita il complesso monumentale di S. Gregorio Magno; il governo kazako ha contribuito con 1,7 milioni al ripristino del complesso monumentale di S. Biagio d'Amiternum; la Germania, infine, ha voluto salvare la chiesa di S. Pietro apostolo, a Onna, che non figura nella lista dei 45 monumenti. In tutti gli altri casi, le dichiarazioni di intenti dei grandi della terra sono rimaste tali. E la lista dei monumenti da salvare si presenta desolatamente vuota di sponsor e di risorse: rivorrebbero 300 milioni per far rifiorire i 45 monumenti adottabili (e la stima dei danni in alcuni casi è ancora provvisoria), mentre ne sono stati raccolti 27,5. E solo una parte è di provenienza straniera. Gli altri sono stati offerti da privati (per esempio, le fondazioni bancarie), dalle raccolte (la vendita del Cd "Domani", con la partecipazioni di diversi cantanti, ha incassato 900mila euro; la trasmissione "Porta a porta" di Bruno Vespa è riuscita a mettere insieme due milioni), dalle istituzioni (la Camera dei deputati ha offerto un milione per restaurare il palazzetto dei nobili), dalle associazioni (dal gruppo aquilano Pantarei, che ha messo a disposizione 27mila euro, al Fai, che con 500mila euro ha provveduto al restauro della fontana delle 99 cannelle, che sarà restituita al pubblico a fine ottobre). Pochissime risorse, dunque, che danno da pensare per i tempi di restauro. Tutti i 45 monumenti della lista sono stati messi in sicurezza e per alcuni di quelli adottati dai paesi stranieri si è conclusa la fase di progettazione degli interventi. Per tutti gli altri, però, mancano i soldi per agire. Ecco perché il ministro Bondi qualche settimana fa ha promesso di destinare al recupero del centro storico dell'Aquila 20 milioni a partire dal prossimo anno, per venti anni. Finanziamenti che saranno prelevati dal fondo di Arcus, la spa di Beni culturali e Infrastrutture che può contare su una parte delle risorse per le grandi opere. Ci sono poi i 3 milioni raccolti dal ministero con la campagna "Salviamo l'arte in Abruzzo" e gli altri finanziamenti che possono arrivare dallo Stato e dagli enti locali. La situazione, tuttavia, resta preoccupante. Basta considerare che la lista dei 45 monumenti non esaurisce certo l'elenco delle opere d'arte danneggiate dalle scosse, le quali - ancor meno del patrimonio adottabile- hanno ricevuto risorse. L'unica consolazione (se così si può dire) è che il terremoto ha riportato alla luce reperti che le ricostruzioni successive ai tanti terremoti avevano coperto. «L'Aquila - spiega Angela Ciano, responsabile dei rapporti con la stampa della direzione regionale dei beni culturali - è una città di fondazione e le tante chiese sono nate insieme al nucleo cittadino. Nella chiesa di S. Giusta, per esempio, sono venuti alla luce affreschi medioevali e rinascimentali. Stiamo recuperando pezzi importanti della storia della città». C'è però il rischio che quelle memorie restino per tanto tempo circondate dalle rovine
In Abruzzo restauri senza sponsor
A un anno e mezzo dal terremoto d'Abruzzo, solo cinque dei 45 monumenti adottabili hanno trovato un governo disposto ad adottarli. La Francia, il governo russo, il governo kazako e la Germania hanno contribuito con risorse per il restauro. Tuttavia, la lista dei monumenti da salvare si presenta desolatamente vuota di sponsor e di risorse, con una stima di 300 milioni di euro necessari per il restauro. Solo 27,5 milioni di euro sono stati raccolti, di cui una parte proveniente da privati, dalle raccolte e dalle istituzioni. Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha promesso di destinare 20 milioni di euro per il recupero del centro storico dell'Aquila.
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