Scontro Comune-Soprintendenza sull'Anfiteatro Lucca. Per Palazzo Orsetti è illegittima la revoca del via libera al progetto Piuss LUCCA. «Illegittimo il preavviso di revoca». Il Comune non ha intenzione di rinunciare all'autorizzazione rilasciata dall'ex sovrintendente ai progetti del Piuss e, in particolare, a quello di realizzazione di un anfiteatro in piazzale Verdi spostando il monumento ai caduti della Grande guerra. E si affida allo studio legale Morbidelli per rispondere alla sezione locale delle Belle arti. IN CRONACA Palazzo Orsetti si affida allo studio legale Morbidelli per contestare la decisione presa dalle Belle Arti I.B. LUCCA. «Illegittimo il preavviso di revoca». Il Comune non ha intenzione di rinunciare all'autorizzazione rilasciata dall'ex sovrintendente ai progetti del Piuss e, in particolare, a quello di realizzazione di un anfiteatro in piazzale Verdi spostando il monumento ai caduti della Grande guerra. E si affida allo studio legale Morbidelli per rispondere alla sezione locale delle Belle arti che entro domani esige una memoria difensiva sull'intervento, prima di procedere con la revoca del parere favorevole al progetto di risistemazione del parco della Rimembranza. Spara cartucce grosse, insomma, il Comune in questa guerra fra enti destinata ad arrivare fino a Firenze e, forse, anche in tribunale. Infatti, la giunta non considera valido l'iter avviato dalla sede lucchese delle Belle arti, appellandosi anche al fatto che è in corso un procedimento davanti alla direzione regionale della Sovrintendenza. L'incontro fiorentino è già stato fissato e dovrebbe servire per sanare quello che - secondo un esposto di Italia nostra - è il punto debole della riqualificazione di piazzale Verdi: la demolizione del monumento ai caduti della Prima guerra mondiale. Secondo il Comune, ci sono gli estremi per risolvere il problema (e ottenere uno speciale permesso per spostare il monumento). Ma se la Sovrintendenza lucchese insistesse con la revoca, la giunta sarebbe pronta anche a chiedere i danni, nel caso in cui questo contenzioso facesse perdere tempo prezioso e i contributi comunitari (decine di milioni) per la riqualificazione del centro storico. Insomma, il Comune sostiene che i rilievi della Sovrintendenza (e di Italia nostra) siano infondati. Intanto - fa sapere Palazzo Orsetti - «il monumento ai Caduti non viene demolito, ma spostato da una piazza nella quale non si nota neppure a un baluardo delle Mura, il più importante monumento della città. Inoltre, si trasforma uno spazio utilizzato per i trasporti in un luogo della cultura. E l'anfiteatro non chiude Porta S. Anna perché, come precisato nel progetto, resterà una strada per i mezzi pubblici e per i mezzi di soccorso». Quello che brucia di più al Comune è che la Sovrintendenza lucchese abbia avviato il procedimento di revoca senza informare nessuno. E che oggi voglia contestare un'autorizzazione rilasciata da un proprio funzionario a febbraio 2010 dopo mesi di concertazione e confronto, culminati nella convocazione di 4 conferenze dei servizi. In realtà, l'iter di revoca è solo l'ultimo atto di uno scontro che si è consumato finora per lettera. Le Belle arti lucchesi ne hanno scritte 4 al Comune: la prima per ribadire che l'esposto di Italia Nostra era ritenuto non privo di fondamento; la seconda per comunicare che era stato individuato un vizio nel nulla osta di febbraio; la terza per avvisare che la pratica di piazzale Verdi era stata inviata alla direzione regionale e che sarebbe stata esaminata dal comitato tecnico fiorentino e la quarta è quella del 22 settembre che annuncia l'avvio del procedimento di revoca. «Il preavviso - scrive il sindaco - è anomalo e già di per sé illegittimo. È, infatti, impossibile controdedurre a una presunta "carenza istruttoria e procedimentale" senza alcuna specificazione delle ragioni di tali assunte carenze. L'autorizzazione di febbraio è legittima proprio in virtù degli incontri preparatori grazie ai quali l'intervento di piazzale Verdi è stato oggetto di studi e di verifiche per la tutela del monumento ai caduti». Perciò - è la conclusione - la Sovrintendenza avrebbe dovuto verificare la possibilità di sanare il problema prima di avviare l'iter di revoca.