LOrdine degli architetti: "Passiamo l80 del tempo a capire le regole" I problemi più seri: la mancanza di informatizzazione e di un unico regolamento Il direttore dellUfficio urbanistico: "Spesso sbagliano i professionisti" Un permesso per ristrutturare casa. Sulla carta sembra facile da ottenere, nella pratica ci si scontra con una serie di norme e ritardi che rendono tutto lungo e intricato. Parte oggi uninchiesta a puntate di Repubblica sui problemi della burocrazia fiorentina e toscana. E parte proprio dalledilizia, un campo dove le regole spesso si accavallano tra loro. Tanto che, come racconta il presidente dellordine degli architetti toscani, Antonio Bugatti, la nuova segnalazione certificata di inizio attività (Scia), tanto sbandierata dal ministro Giulio Tremonti come esempio di semplificazione, rischia di non essere applicata: «Stiamo lavorando a un "codice di comportamento" tra le istituzioni e i professionisti toscani, visto che la Scia è in aperto conflitto con le leggi già esistenti». Norme nuove che vanno contro quelle vecchie senza annullarle. Oppure regole troppo contorte. «Anche lassessore allurbanistica della Regione, Anna Marson, ha ammesso che la legge 1 del 2005, la principale per il governo del territorio, induce a interpretazioni troppo personali». Se il professionista e lufficio tecnico del comune hanno due interpretazioni diverse, il progetto viene bocciato. Se invece si chiedono nuovi documenti integrativi, i tempi allungano. Ad oggi ci sono ancora pratiche aperte, presentate nel 2009. «Noi dice Bugatti passiamo l80 del tempo a capire le regole». Due sono i problemi più seri della burocrazia toscana nel campo delledilizia: la mancanza di informatizzazione e di un unico regolamento edilizio, che, come nelle Marche, uniformi i vari indici, facilitando il lavoro dei progettisti. Discorso diverso per il primo. Anni fa gli artigiani della Cna proposero di digitalizzare tutto larchivio dellufficio urbanistico di Firenze. Per ripagarlo, per tre anni il costo delle pratiche richieste via internet sarebbe finito nelle casse dellassociazione: «Non se nè fatto di nulla perché il Comune lo voleva quasi gratuitamente», racconta il direttore provinciale, Luigi Nenci. Forse non farà la stessa fine lidea dellordine degli architetti, importata da Napoli. Lì, dopo i numerosi scandali che hanno decimato il numero di funzionari, adesso per tutte le pratiche basta portare un cd con il progetto e il server lo confronta con i parametri richiesti, dando una risposta immediata. «Lo stiamo testando a Scandicci, ma ancora i tecnici continuano a chiedere i fogli». Le critiche, però, non sono tutte a senso unico: «I tempi non sono lunghi come si dice, spesso i professionisti sbagliano e aumentano il lavoro degli impiegati risponde Domenico Palladino, direttore dellufficio urbanistico linformatizzazione sarà un bene, ma non risolverà gli errori degli esperti». Altro scoglio sono i pareri della Soprintendenza ai beni architettonici, che in Toscana sono allordine del giorno per gran parte dei lavori. «Il loro personale scarseggia e per una risposta ci vuole molta pazienza - racconta Renzo Nibbi, responsabile del settore edilizia della Confartigianato provinciale però per molte domande non esiste il silenzio assenso. Ci sono zone tutelate, come il centro storico di Firenze, dove si può fare poco. Ma serve un parere anche per mettere un pannello fotovoltaico in zone fuori dalle mura, tipo Legnaia». Pure per le insegne, ma anche le tende con il nome dellattività, bisogna richiedere lok. «Spesso è talmente complicato che consigliamo di tenere quelle che hanno già», ammettono dalla Confartigianato. Regolamenti univoci non ci sono: «I tecnici decidono secondo la propria sensibilità», spiega Bugatti. Ricorda la parrocchia di Villore (Vicchio), il cui pavimento necessitava di un bel ritocco. «Costava 4mila euro, ma cera un vincolo monumentale. La soprintendenza ha richiesto il rilievo di tutta la chiesa, triplicando le spese e i tempi». La rigidità, ma non solo. «Chi si occupa di restauro sa che ogni caso è diverso», risponde la soprintendente, Alessandra Marino, «ma ricordo che esistono dei criteri generali a cui ci atteniamo e che ai tecnici è richiesta una formazione specifica sulla tutela dei beni». Anche per questo la proposta dellordine di mandare giovani architetti in tirocinio ad aiutare gli uffici della soprintendenza e dei comuni non ha ricevuto risposta. Inoltre le attività commerciali fiorentine hanno un altro pallino: i dehors, le pedane esterne, spuntate come funghi. In legno, in plastica, in metallo. Ce ne sono di tutti i tipi, perché nessuno ha detto come devono essere. «Una commissione di tecnici vota i progetti» racconta Alessandro Batisti della Confesercenti. Perciò chi riceve un «no» non ha parametri a cui doversi adeguare. «Il 15 novembre scade la proroga alle autorizzazioni. Dopo diventeranno tutti abusivi?». «È vero, bisogna uniformarli almeno per zone - ammette Palladino - ma sarà fatto a breve».