Meno file e documenti Il piano casa della Polverini rimette in moto l'edilizia Territorio Le misure per dare impulso all'economia e tutelare il paesaggio Non senza punti critici. Zone agricole e industriali a rischio dismissione Ricostruzione, ampliamento, riqualificazione. Sono questi i cardini su cui ruota il Piano Casa, il corpus di norme finalizzato a rispondere alla domanda abitativa dando contemporaneamente un impulso all'economia presentato venerdì dalla Regione. Ma quali sono i punti principali? E soprattutto quale sarà l'impatto delle misure presentate dalla governatrice Renata Polverini su una Regione dal territorio così diversificato come il Lazio? CAPOLUOGHI «L'emergenza abitativa è forte a Latina, Rieti, Frosinone e Viterbo almeno quanto a Roma - sostiene l'assessore all'Urbanistica Luciano Ciocchetti, dell'Udc - e il piano offre gli strumenti anche per sanare situazioni di disagio e di abusivismo». Nel dettaglio sarà possibile demolire e ricostruire edifici con una cubatura maggiore del 60 per riqualificare le zone più degradate. Premio che potrà arrivare fino al 35 per chi deciderà di adeguare lo stabile alla normativa antisismica. Misura che per Esterino Montino, capogruppo regionale del Pd, non è assoutamente sufficiente. «Secondo queste norme il semplice ampliamento non comporta oneri di adeguamento sismico - dice l'ex assessore all'Urbanistica - mentre sarebbe necessario soprattutto nelle zone ad alto rischio come il reatino e il frusinate». I vantaggi di cui si potrà beneficiare con il Piano Casa riguardano anche il capitolo della semplificazione normativa. Non saranno necessarie più tonnellate di carta e ore in coda agli uffici amministrativi per bolli, certificati e autorizzazioni. In sintesi sarà più facile presentare la tanto temuta Dia, la denuncia di inizio attività. Per Ciocchetti la semplificazione è uno dei grandi risultati dell'operazione. «Basti pensare che con un'autocertificazione e una perizia giurata - dice ancora l'assessore - si può finalmente mettere la parola fine a richieste di condono senza esito che magari pendeva dal 1984». Per quanto riguarda le grandi aree abitate dei capoluoghi la legge propone un nuovo vincolo molto importante per tamponare l'emergenza casa. I nuovi piani urbanistici presentati dalle amministrazioni, infatti, dovranno prevedere il 20 di edilizia popolare. Il 30 degli edifici a cui viene cambiata in residenziale la destinazione d'uso, inoltre, dovrà essere adibito a housing sociale. Una misura, questa, attuabile anche nei paesi più piccoli, ma in modo diverso. PICCOLI CENTRI Nei comuni con meno di 50mila abitanti, dove si sente meno la mancanza di appartamenti, chi trasforma in case degli immobili non residenziali, invece di convertire il 30 in housing sociale potrà compensare con opere di urbanizzazione come illuminazione, fogne e servizi, o pagare una somma ai comuni che le faranno. «Il piano è equilibrato e rispetta le esigenze di tutti i territori - commenta Ciocchetti - E anche paesaggio e centri storici sono tutelati. Sarà possibile fare i lavori anche in zone di categoria A, che non sono i veri centri storici. Quelli sono tutelati dal Piano Territoriale Paesistico Regionale per il quale non basta una Dia per fare i lavori». AREE AGRICOLE Tra i punti più controversi del piano c'è senza dubbio il cambio di destinazione d'uso. Nelle zone agricole e industriali un'opportunità di impulso all'economia locale rischia di rivelarsi dannosa per il paesaggio e le aziende del territorio. «Il cambio di destinazione d'uso indiscriminato rischia di far dismettere tantissime attività produttive», denuncia Montino. Il problema sollevato dall'esponente del Pd è serio. Realtà industriali, anche grandi, che si trovano in dificoltà per la crisi, potrebbero decidere di convertire in edilizia residenziale capannoni e depositi. Insomma, monetizzare subito invece di investire, con ricadute in materia di ricchezza e occupazione. «Gli esiti del piano dipenderanno da molti fattori - dice ancora Montino - Se tutti coloro che hanno un rudere in campagna avranno la possibilità di farsi la seconda casa avremo un paesaggio rovinato. La legge dovrebbe permettere interventi solo a chi vuole convertire un immobile ad agriturismo, ad esempio, o ingrandire l'azienda agricola». Per Ciocchetti il problema non si pone. «L'ampliamento è soltanto di 62 metri quadri per gli edifici agricoli e 200 per le zone artigianali - conclude l'assessore - Il Piano Casa tutela il paesaggio e dà impulso alle aziende».
LAZIO - PIANO CASA. Ora si può demolire e ricostruire con una maggiore cubatura.
Riassunto in 200 parole:
Il Piano Casa della Polverini è un corpus di norme finalizzato a rispondere alla domanda abitativa e dare un impulso all'economia. Il piano prevede misure per dare impulso all'edilizia, come la demolizione e la ricostruzione di edifici con una cubatura maggiore del 60%, e la possibilità di demolire e ricostruire edifici con una cubatura maggiore del 60% per riqualificare le zone più degradate. Il piano anche prevede la semplificazione normativa, con l'autocertificazione e la perizia giurata, e il 20% di edilizia popolare nei nuovi piani urbanistici.
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