Vietri sul Mare (Salerno). Più lo butti giù, più si tira su. E se credevate che la testa del Fuenti fosse stata definitivamente tagliata nel 1999, quando 130 chili di tritolo rasero giù l'ecomostro più famoso d'Italia, sbagliavate. Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore capo di Salerno, Franco Roberti, dalle ceneri dell'albergo simbolo di tutte le devastazioni della costa campana e italiana stava sorgendo "una gigantesca speculazione edilizia volta alla realizzazione di un complesso turistico". Consistente, si legge nel comunicato diffuso dagli inquirenti, in "un edificio articolato su nove livelli per 30.000 metri quadrati di volumetria equivalenti a 100 appartamenti di 100 metri quadrati ciascuno". In una zona di 1700 metri quadri "di tutela naturale dove dovrebbe vigere l'assoluto divieto di edificazione, sia pubblica che privata". Il Reparto Operativo Aeronavale di Napoli della Guardia di Finanza ha sequestrato tutto, compresa una spiaggia di 3000 metri quadri sulla quale era stata piazzata una struttura non rimovibile. E sono scattate le denunce per l'amministratrice di 'Turismo Internazionale srl', società proprietaria del complesso, il direttore e il progettista dei lavori, un tecnico comunale. Le accuse spaziano dall'abuso d'ufficio al falso ideologico ai reati paesaggistici, urbanistici e ambientali. Sembra l'epilogo di una storia di buone intenzioni di cui è lastricata la via dell'inferno. Il progetto finito nel mirino della magistratura, infatti, era nato per riqualificare e rinaturalizzare l'area devastata dall'esplosivo necessario per sbriciolare l'hotel di sei piani conficcato nel costone. Ed era stato approvato al termine di una estenuante conferenza di servizi dove solo per fare l'appello di enti pubblici e associazioni invitate passava mezz'ora. Ben 24 soggetti diversi, infatti, si sono seduti a quel tavolo. Il via libera è arrivato il 1 marzo di sei anni fa. Si prevedevano giardini mediterranei, ripiantumazioni, percorsi naturalistici. E anche uno stabilimento balneare (attivo da quest'estate), e un ristorante e un centro fitness da realizzare nel basamento dell'albergo, sopravvissuto alla demolizione. Prima di abbattere, la società proprietaria, che fa capo alla famiglia Mazzitelli, aveva intrapreso ogni via legale per salvare l'albergo realizzato nel 1971 sulla scorta di una licenza prima concessa e poi annullata. Soccombente al termine di tutti i gradi di giudizio, la 'Turismo Internazionale srl' ha infine demolito a spese proprie, ottenendo però in seguito la possibilità di realizzare su quell'area attività turistiche senza impatto sull'ambiente. Questo almeno sulla carta. E il progetto, denominato 'Parco del Fuenti', aveva ricevuto anche i complimenti di un'associazione intransigente come Legambiente, che negli anni passati insieme a Italia Nostra si è battuta con energia per radere al suolo l'ecomostro. I proprietari però non ci stanno. In una conferenza stampa convocata presso il Grand Hotel Salerno, Dante Mazzitelli, uno dei soci di 'Turismo Internazionale' dice che si "tratta di un equivoco che avremmo avuto piacere di chiarire in via preventiva con il magistrato inquirente". "Il sequestro afferma è una misura senza fantasia, che ripropone esattamente lo stesso percorso di 30 anni fa. Non si può pensare, supporre, ritenere, ipotizzare, che chi ha subito la demolizione del Fuenti possa nuovamente essere portato a reiterare in qualche modo una realizzazione che non sia in ogni parola, atto o documento perfettamente rispettosa di tutte le procedure e leggi vigenti".