La cura delle bellezze artistiche ha reso 167 miliardi in 5 anni C'è un settore che al tempo della crisi tiene duro, più degli altri, nell'economia italiana. Potremmo stentare a crederlo, è il Patrimonio culturale. Diventato occasione di business grazie al binomio con la tecnologia. Da ieri e fino a domani, l'Oval Lingotto ospita Dna, il primo Salone nazionale dell'innovazione tecnologica applicata ai Beni culturali. Centocinquanta realtà italiane e non solo, fra gallerie d'arte, fondazioni, enti pubblici e privati che lavorano nell'ambito del restauro e dell'architettura si incontrano a Torino per mettere a confronto la loro esperienza di sviluppo legata al restauro e alle nuove sfide dell'interattività nei musei. Cultura come patrimonio o come reddito? Il «nuovo» vero made in Italy è composto da piccole aziende legate ai beni artistici, che hanno fame di mercato, con competenze straordinarie e che tutto il mondo ricerca. Chi l'ha detto, ad esempio, che le tombe degli Egizi non fanno budget? Un recente studio realizzato dall'Istituto Guglielmo Tagliacarne, su impulso di Unioncamere e del Ministero per Beni Culturali, parla chiaro: dal 2001 al 2006, la rendita economica della filiera beni storici-restauri-conservazione e promozione delle nostre bellezze artistiche è stata di 167 miliardi di euro (il 12 del Pil); 3,8 milioni gli occupati, circa 900 mila imprese. Anche la moda l'ha capito: nei prossimi mesi, un sodalizio fortunato tra il gruppo dell'abbigliamento Miroglio, l'Associazione del Design Italiano e il Centro Restauro della Venaria restaureranno 350 pezzi della collezione del Compasso d'Oro. Nella giornata di oggi, un fitto calendario di iniziative: dalle 10, a cura della fondazione Fitzcarraldo, «Surfing and walking. I musei e le sfide del 2.0», alle 14,30, incontro con Shelley Bernstein, giovane direttrice e innovatrice di un museo che ha più di un secolo di storia, il Brooklyn di New York. Cuore della fiera, la parte economica. Obiettivo: mettere in circolo, per la prima volta, le botteghe degli artigiani con le imprese, le grandi realtà museali con i centri d'eccellenza della ricerca tecnologica applicata. Da ultimo, la vetrina: 40 addetti commerciali e culturali delle Ambasciate estere in Italia saranno qui per sviluppare nuove strategie di marketing del nostro sistema culturale.