Il presidente della Società Filologica Friulana getta il sasso alla vigilia del congresso di domani a San Vito al Tagliamento L'Italia è lo Stato europeo che custodisce più cultura, eppure è anche quello dove si taglia di più e peggio, anche nella nostra regione. Ne è profondamente convinto Lorenzo Pelizzo, presidente di quella Filologica che domani celebra il suo 87 congresso a San Vito al Tagliamento. «E' un momento poco positivo per la lingua e la cultura friulane e per questo dice Pelizzo i tagli andavano pensati meglio, le priorità dovevano essere decise più in base a percorsi e a strutture consolidate che a situazioni spesso fragili e, a volte, effimere». «Così sono profondamente convinto - continua Pelizzo - che in questo momento il principale obiettivo, e lo dico senza facili retoriche, debba essere il mondo dei giovani, con progetti e iniziative (specialmente nel mondo della scuola) pensati proprio per loro, i friulani di domani". - Presidente, guardando dal suo osservatorio della Filologica, come sta il friulano? Come stanno la lingua, l'informazione in marilenghe e la cultura friulana? «Il momento, come dicevo, non è buono. Usciamo da un decennio che molto ha dato allo status della marilenghe, prima con la legge regionale 1596, poi con la legge nazionale 48299 e infine con la nuova legge regionale 292007. Fino a non molti anni fa si parlava di friulano e di friulanità solo in occasione dei congressi della Filologica, nel corso dei quali oltretutto si parlava in italiano. Ora, invece, il fatto che una pubblica autorità parli in friulano è ben accettato, anzi rientra nella normalità. Senza entrare in polemiche di ordine politico, posso solo dire che alle norme bisognerebbe far seguire l'applicazione delle stesse». - E invece? «Assistiamo a tagli di finanziamenti, oppure ancora a tagli e ripartizione degli stessi con logiche a dir poco discutibili. Per esempio, nella ripartizione dei fondi della legge 482 per il 2010, la suddivisione è avvenuta in base alla radice quadrata del numero dei comuni in cui è presente la minoranza tutelata, non in base al criterio più naturale e logico del numero degli abitanti. Questo sistema di ripartizione premia in maniera a dir poco ingiustificabile alcune comunità e penalizza quelle più grandi, come quella friulana o quella sarda. Ma questo è solo un esempio, i casi da citare potrebbero essere molti altri! Vero è che stiamo attraversando una gravissima crisi i cui effetti si protrarranno ancora per molti anni, ma che sia sempre la cultura, e in particolare la tutela linguistica, a pagare il dazio più alto non mi sembra ragionevole. Soprattutto in uno stato come l'Italia, che custodisce gran parte del patrimonio culturale mondiale». - Quindi cosa bisognerebbe fare? «Se proprio si deve tagliare, allora due sono le cose da fare: razionalizzare gli interventi e definire le priorità. Da tanti rivoli non si ottiene nulla, sono i fiumi che portano l'acqua al mare. Non è possibile sostenere enti e istituzioni con competenze non definite: è più opportuno sostenere gli stessi enti e istituzioni con competenze ben definite in cui ognuno si occupa delle cose che meglio sa fare o di quelle per cui è attrezzato a fare. Ancor meglio se queste competenze possono essere condivise e ripartite tra più istituzioni all'interno di uno stesso progetto». -Quali ritiene siano le priorità? «Sicuramente l'attenzione verso i più giovani, con tutti gli interventi del caso. La scuola innanzitutto, nel rispetto delle norme e degli ordinamenti di un settore tanto particolare: in riferimento ai progetti di promozione linguistica, non si può prescindere dal principio dell'autonomia scolastica dei singoli istituti ed è quindi importante sensibilizzare i dirigenti scolastici. Gli stessi docenti devono essere preparati, devono poter acquisire le competenze necessarie attraverso moduli formativi definiti e veramente utili, di pronto utilizzo. E il loro impegno deve essere riconosciuto sia a livello di curricula sia, perchè no?, a livello economico. Inoltre, è essenziale che si passi da una logica di progettualità ad una continuità consolidata e diffusa su tutto il territorio. Molte delle scuole friulane vantano esperienze di eccellenza, mentre in altre poco o nulla si fa per il friulano. So che su molti di questi aspetti si sta muovendo la Regione, con la Commissione permanente per la scuola, ma aspettiamogli esiti e i finanziamenti prima di esprimerci». - Che altre priorità vede? «L'informazione, soprattutto quella di immediato impatto perla maggioranza della popolazione. Penso in particolare a televisione e radio». - Ma non sembrava tutto risolto? «Già... Qualche mese fa, sembrava che la Rai fosse stata obbligata nel contratto di servizio a far crescere l'offerta di lingua friulana, poi non si è sentito più niente. Se i friulani pagano il canone radiotelevisivo, avranno o no il sacrosanto diritto ad un servizio pubblico che rispetti le peculiarità del territorio? E la Regione - va detto - non può intervenire più di tanto per supplire ad un ruolo che non le spetta. Anche perché poi si deve ridurre da qualche altra parte, come recentemente e accaduto nel caso di Radio Onde Furlane, a cui va la nostra solidarietà, in modo particolare ai suoi operatori». - Va bene, presidente, ma ci sarà pure qualche aspetto positivo oggi quando si parla di cultura friulana? «Sicuramente le eccellenze e le notizie positive non mancano. Il Premio Viareggio assegnato a Pierluigi Cappello è il riconoscimento ad una delle voci più alte della letteratura non solo friulana ma italiana. Poi, ancora, la riapertura del Museo etnografico del Friuli: da troppo tempo Udine e il Friuli attendevano questo momento, che finalmente è arrivato e finalmente permetterà di rivedere le collezioni D'Orlandi, Perusini e Ciceri. Molte altre iniziative, anche in Friuli Venezia Giulia, possono essere proposte per alcuni anni, magari anche per qualche decennio, ma se a San Vito al Tagliamento si celebrerà l'87 Congresso vuol dire che ce ne sono stati altri 86 prima... Quindi, una continuità invidiabile e - mi sia consentito- invidiata. Ancor di più se consideriamo il fatto che sono già state assegnate le edizioni 2011, a Tricesimo, e 2012, a Cervignano, e diverse altre amministrazioni comunali, anche in un momento di crisi per le casse municipali come questo, hanno già presentato la loro candidatura». - Perché organizzare il Congresso è tanto ambito? «Per diversi motivi. Innanzitutto perché la giornata congressuale permette di porre sotto i riflettori la località sede ospitante e di far conoscere ai partecipanti le ricchezze artistiche, architettoniche ed etnografiche del posto; inoltre perché in questa occasione viene dato alle stampe un prestigioso volume, il numero unico, che per i contenuti e per i nomi dei curatori e degli autori, costituirà sicuramente per molti anni a venire l'opera di riferimento per gli studi sul territorio. Il nuovo numero unico San Vît, in due volumi a cura di Pier Carlo Begotti e Pier Giorgio Sclippa, contiene oltre 60 contributi, in quasi mille pagine. Infine, i Congressi della Filologica sono occasione per un dibattito sui problemi del Friuli: a questo proposito cito le mozioni congressuali sull'autonomia del Friuli, a San Daniele nel 1945, per la creazione di Friuli nel mondo, a Gradisca nel 1951, per l'università, a Gemona nel 1965, con una discussione a dir poco accesa tra Placereani e Ciceri».